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martedì 18 marzo 2008

Celiachia: una patologia in crescita che non è più un tabù

Si calcola che in Italia ci siano cinquecentomila celiaci, ma soltanto settantamila sono consapevoli della loro condizione. Il risultato è che moltissime persone assumono alimenti che non dovrebbero, che causano seri problemi, compromettendo la qualità della loro vita e il loro stato di salute.

La celiachia è una patologia che, fino a qualche anno fa, era un mistero o un tabù: se ne parlava poco, la si conosceva ancor meno e i celiaci avevano grandi difficoltà nel reperire alimenti senza glutine e nel poter andare tranquillamente in un ristorante. L’unica soluzione era quella di abolire dalla propria dieta i cibi contenenti il glutine e evitare di andare a cena fuori o di ordinare piatti ‘dubbi’.

Ma cos’è e come si manifesta la celiachia? Si tratta di un’intolleranza al glutineproteina presente nel grano, nella segale e nell’orzo nonché nei loro derivati - che ha una componente genetica e che probabilmente viene scatenata da un’enterite virale nei primi mesi di vita. L’assunzione del glutine scatena un’abnorme e anomala reazione immunitaria nell’intestino con sintomi come colite, enterite e atrofia dei villi intestinali, che provoca un blocco dell’assorbimento dei principi nutritivi e un significativo calo di peso. La diagnosi si effettua eseguendo un esame del sangue in ospedale associato a una biopsia in gastroscopia, anche se oggi è disponibile in commercio un kit per eseguire un semplice test su una goccia di sangue che, se dà esito positivo, va seguito da un controllo in ospedale.

Unico modo per arginare la celiachia è quello di evitare i cibi che contengono il glutine, accortezza che diventa con gli anni sempre più difficile da conservare visto che sono sempre più numerosi i prodotti alimentari che contengono glutine “a tradimento”. Un esempio per tutti: molto spesso il glutine viene utilizzato come addensante nella produzione dei salumi e ciò costringe i celiaci ad escludere un numero sempre maggiore di alimenti dalla propria dieta con il risultato, soprattutto per i bambini, di sembrare un diverso rispetto ai coetanei che possono permettersi di mangiare ogni alimento senza tante restrizioni.

L’utilizzo crescente del glutine nell’industria alimentare ha contribuito in gran parte anche all’aumento del numero di celiaci in Italia e in tutti i Paesi industrializzati. Il trend è chiaro: negli anni Ottanta si registrava un celiaco ogni tremila persone, negli anni Novanta uno ogni mille e oggi addirittura uno ogni 150.

Negli ultimi anni per fortuna le numerose campagne informative e la pubblicazione di numerosi studi sulla celiachia hanno contribuito a squarciare il velo di silenzio che avvolgeva questa malattia e aprire la strada a informazione e supporto. Sono sempre più numerosi gli esercizi commerciali e i ristoranti che propongo alimenti e prodotti glutin-free che rappresentano finalmente un sicuro approdo per i celiaci. Al tempo stesso, la ricerca scientifica si concentra sulle possibilità di mettere a punto un vaccino e nuove terapie farmacologiche in grado di limitare il numero di celiaci e di permettere loro una vita equilibrata e quanto più normale possibile. Ultima, solo in ordine cronologico, è una ricerca condotta presso l’Istituto Gaslini di Genova e presso l’Università di Verona: al vaglio degli scienziati la possibilità di ottenere un vaccino che entri in azione una volta che si è riusciti ad identificare il Rotavirus responsabile dell’enterite virale scatenante. Ma moltissimi sono i progetti di ricerca in atto in numerosi Istituti scientifici internazionali.

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Il trapianto di cellule sane del fegato potrebbe curare l’emofilia

Secondo uno studio condotto da un team dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, trapiantare cellule sane del fegato potrebbe contribuire a curare alcune forme di emofilia. La ricerca – coordinata da Sanjeev Gupta e presentata sulle pagine del Journal of Clinical Investigation – è stata effettuata su topi da laboratorio: in particolare, trapiantando le cellule epatiche sane in ratti colpiti da emofilia si attiva in questi ultimi la produzione di un fattore-chiave per la coagulazione del sangue che manca negli individui con emofilia di tipo A.

Siamo riusciti a verificare che tipo di cellula dell’organismo è in grado di produrre il fattore VIII, carente in presenza di emofilia A – ha spiegato Gupta – e, successivamente, a curare questa patologia nei topi da noi presi in esame”.

Trapiantando cellule epatiche endoteliali del fegato e verificando, tre mesi dopo il trapianto, lo stato di salute dei topi, i ricercatori newyorchesi hanno registrato un significativo aumento nella produzione del fattore VIII: “se questa tecnica ha riscontrato un buon successo in modelli animali, riteniamo che possa essere adottata anche per curare forme gravi di emofilia negli individui in futuro” ha reso noto Prasad Mathew del Ted R. Montoya Hemophilia Center della University of New Mexico in una nota a margine della presentazione del lavoro di ricerca newyorchese.

La salute vien mangiando

Ci sono alcuni malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che, adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.


Contro la stipsi?

La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti ricchi di fibre, sostanze che il nostro organismo non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita l'espulsione delle feci.

Strettamente legato a questo processo è l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino, ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.


Contro le patologie cardiovascolari?

Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi. L'aterosclerosi, la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport, l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.

L'obesità, infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio, tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega 3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.


Per prevenire i tumori?

Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente, per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero. Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.

Aspirina e tumore al colon: un benefico collegamento

Potere dell’aspirina: è stata pubblicata pochi giorni fa l’ultima ricerca che ha analizzato i potenziali effetti benefici del farmaco più utilizzato al mondo. Risultato: gli uomini che assumono regolarmente l’aspirina sarebbero maggiormente protetti dal tumore al colon. Autore di quest’ultima scoperta il dottor Andrew T. Chan del Massachusetts General Hospital di Boston che, con la sua equipe di ricerca, ha analizzato il possibile collegamento tra l’aspirina e il rischio-cancro su 47.000 uomini di età compresa tra i 40 e gli 87 anni che erano stati arruolati in uno ampio studio nazionale nel 1986.

Il follow-up è durato 18 anni e i ricercatori hanno eseguito controlli biennali: al termine dell’indagine erano stati registrati 975 casi di tumore colonrettale. Ebbene, anche tenendo conto dei più noti e ormai conclamati fattori di rischio per questo tipo di neoplasia, gli studiosi statunitensi hanno concluso che gli uomini che avevano riferito di assumere regolarmente l’aspirina, almeno due volte alla settimana, avevano un 21% di rischio in meno di sviluppare il cancro rispetto a quelli che non usavano il farmaco.

Però, spiegano gli scienziati, per ottenere il massimo beneficio è necessario che l’aspirina venga assunta regolarmente per almeno sei anni, così come dopo quattro anni dalla sospensione dell’assunzione non risultava più evidente nessun effetto benefico. Chan ha sottolineato sul numero di gennaio della rivista scientifica Gastroenterology che l’effetto sortito dall’aspirina dipende anche dalla dose che viene assunta: gli uomini che prendevano una compressa e mezzo di una pillola da 325 milligrammi alla settimana non mostravano alcuna riduzione del loro rischio di cancro; mentre quelli che assumevano tra le 6 e le 14 compresse alla settimana godevano di una diminuzione del rischio pari al 28%, che poteva salire addirittura al 70% se si superavano le 14 pillole alla settimana.

martedì 12 febbraio 2008

Le molecole microRNA sarebbero in grado di predire il tasso di sopravvivenza in individui con cancro al fegato

Secondo una recente ricerca condotta negli Stati Uniti, un gruppo di semplici molecole (frammenti di materiale genetico) denominati emblematicamente microRNA, sarebbero in grado di individuare con largo anticipo il tasso di sopravvivenza in soggetti colpiti da cancro al fegato.

Gli scienziati dell’Ohio States Comprehensive Cancer Center coordinati dal dottor Thomas D. Schmittgen hanno esaminato campioni provenienti da 43 tumori epatici (2/3 di essi con epatite e cirrosi), 28 dei quali venivano confrontati con campioni non tumorali coevi e con campioni di sei fegati normali.

Secondo gli studiosi, dopo queste importanti comparazioni, emergevano importanti differenze nei livelli di microRNA e, in particolare, una relazione tra i livelli di microRNA delle cellule cancerose e i tempi di sopravvivenza in 25 individui per i quali risultavano disponibili i dati di sopravvivenza.

Gli studiosi hanno, poi, rilevato che ai pazienti con cancro epatico che mostravano i più bassi tassi di sopravvivenza era associato un più basso livello di 19 specifici microRNA, se confrontati con pazienti con un più alto tasso di sopravvivenza seguiti per un periodo di follow-up di 16 anni, come spiegato sulle pagine della rivista scientifica Clinical Cancer Research.

sabato 2 febbraio 2008

La salute vien mangiando

Ci sono alcuni malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che, adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.


Contro la stipsi?

La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti ricchi di fibre, sostanze che il nostro organismo non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita l'espulsione delle feci.

Strettamente legato a questo processo è l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino, ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.


Contro le patologie cardiovascolari?

Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi. L'aterosclerosi, la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport, l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.

L'obesità, infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio, tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega 3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.


Per prevenire i tumori?

Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente, per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero. Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.

Scoperto un marker per la prognosi

Washington - Come nel caso della leucemia linfocitica cronica, del tumore al pancreas e di quello ai polmoni, anche per il carcinoma del colon lo schema di espressione di alcuni microRNA può avere un valore prognostico.

Lo hanno scoperto alcuni ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda grazie all'analisi del profilo di espressione di diversi microRNA (corte sequenze di ribonucleotidi non codificanti) di tessuti tumorali e non tumorali prelevati a due gruppi di pazienti: 84 in Maryland e 113 a Hong Kong. Per ora, i ricercatori hanno individuato cinque microRNA i cui profili d'espressione permettono di discriminare tra tessuti tumorali e tessuti sani e, all'interno dei primi, tra tumori caratterizzati da differenti gradi di sopravvivenza e di risposta alle terapie. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of American Medical Association.

Il tè verde potrebbe arginare il deposito di grassi nel fegato: studio USA su modelli animali

Alcuni estratti del tè verde sarebbero in grado di interrompere l’insorgenza di depositi di grasso nel fegato e garantire alcuni benefici nella lotta all’obesità: è quanto spiegato da un team statunitense che ha condotto uno studio su topi da laboratorio.

La malattia del fegato grasso, che colpisce solo negli USA ben 40 milioni di cittadini, è il più silenzioso e temibile complice dell’obesità, come spiegato sul Journal of Nutrition dal team di Richard Bruno della University of Connecticut.

Secondo i dati della ricerca, i topi obesi che erano nutriti con una dieta a base di estratti di tè verde erano del 23/25% più ‘magri’ dei topi nutriti normalmente; inoltre, anche le misurazioni di alcuni enzimi del sangue – utilizzati come markers del danno epatico – mostravano come una dieta con estratti di tè verde fosse da associare ad una migliore attività epatica generale (41% contro il 30%).

Successivi studi approfondiranno – come anticipato da Bruno – le possibili applicazioni del tè verde che, attraverso le catechine, svolge un’attività antimutagena e anticancerogena.