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venerdì 8 febbraio 2008

Il "Cialis" compie 5 anni, sorpassato il Viagra

Roma - Ribaltone nel mercato dei farmaci contro la disfunzione erettile: a 5 anni dal varo sul mercato, la pillola gialla del Cialis ha superato la storica pillola blu del Viagra. Nel 2007, infatti, sono stati 6.700.000 le pillole di Cialis vendute in Italia, contro le 6 milioni e mezzo del Viagra.

Il Cialis è stato lanciato sul mercato il 14 febbraio, giorno di San Valentino, del 2003, ed ha lo stesso principio di funzionamento del Viagra: si tratta di un inibitore della fosfodierestasi di tipo 5, che favorisce l'afflusso di sangue all'interno dei corpi cavernosi del pene. A cambiare rispetto alla pillola blu è un dettaglio non da poco: la durata dell'effetto. Il Cialis infatti ha una durata d'azione che raggiunge le 36 ore, contro le 8-12 ore assicurate dal Viagra. In sostanza, assumendo la pillola gialla la mattina si può essere "pronti" per il giorno e mezzo successivo.

E' questa probabilmente la chiave del successo del Cialis, che oltre ad aver sorpassato il Viagra a livello nazionale, è il farmaco per favorire l'erezione più venduto in province chiave come Roma (722mila pillole nel 2007 contro le 650mila del Viagra), Milano (595mila contro 517mila) e Napoli (375mila contro 338mila). Sono più "tradizionaliste", tra le altre, le province di Torino (273mila pillole di Viagra contro le 240mila di Cialis), Brescia (124mila contro 104mila) e Venezia (95mila contro 91mila). A trainare le vendite di Cialis a livello regionale, soprattutto gli exploit della Toscana (664mila pillole vendute contro le 560mila del Viagra), della Campania (607mila contro 540mila) e del Lazio (870mila contro 802mila). Lieve sorpasso anche in Lombardia (1 milione 98mila contro 1 milione 57mila), mentre Veneto, Piemonte e Puglia continuano a preferire il Viagra. In tutto, in cinque anni di vita, il Cialis ha venduto qualcosa come 22 milioni di pillole, in un mercato che ha visto vendere dal 1999 (anno del lancio del Viagra) 82 milioni di pillole complessive.

sabato 2 febbraio 2008

Primo trapianto crociato di rene in Italia

Pisa - Operati e dimessi, stanno bene e sono felici di aver ottenuto una nuova speranza di vita. Sono le due coppie di coniugi, una toscana e l'altra veneta, che hanno beneficiato del trapianto di rene crociato effettuato a Pisa il 19 dicembre scorso. Se non avessero acconsentito all'incrocio nella donazione di organi, non sarebbe stato possibile effettuare il trapianto in quanto i membri di ogni singola coppia affettiva non erano biologicamente compatibili fra di loro.

E' il primo caso in Italia da quando esiste il protocollo del Cnt-Centro nazionale trapianti, anche se in realtà c'era già stato un precedente a Pisa: un analogo trapianto crociato, stavolta fra tre coppie, era stato effettuato nel novembre del 2005, sempre da donatori viventi e sempre all'Unità operativa di Chirurgia generale e trapianti diretta dal professor Franco Mosca, all'interno dell'Aoup-Azienda ospedaliero universitaria pisana. "Un trapianto di rene - spiega il professor Mosca - per essere realizzato con buone possibilità di successo, richiede che l'organo donato sia "compatibile" rispetto all'organismo che lo riceverà.
La donazione renale da cadavere, numericamente prevalente rispetto a quella da vivente, non copre il numero di pazienti che ogni anno entrano in lista d'attesa. Quindi, la donazione da cadavere non copre, né è possibile che copra, la necessità di trapianto di rene. Ecco perché le liste d'attesa sono in continua espansione. La donazione di rene da vivente è quindi un'opportunità aggiuntiva necessaria in qualsiasi sistema sanitario moderno ed efficiente, per ridurre la discrepanza fra numero di pazienti che attendono un trapianto di rene e numero di coloro che realmente lo riceveranno. Oggi infatti il trapianto di rene da donatore vivente è praticato con maggiore frequenza nei sistemi sanitari più evoluti, dove rappresenta circa il 50% del totale dei trapianti renali.
Tipicamente, il donatore vivente è un consanguineo del paziente (genitore o fratello) o ne è il coniuge. Purtroppo circa il 35% dei potenziali donatori non sono compatibili rispetto al loro ricevente, per la diversità di gruppo sanguigno o per la presenza di anticorpi contro le cellule del donatore nel siero del ricevente. In entrambi i casi il trapianto di rene non è possibile
".

"Il trapianto crociato di rene - prosegue Mosca - si basa su una strategia organizzativa che, identificando persone fra loro compatibili, al di fuori delle coppie affettive (genitori-figli; fratelli; coniugi) consente di realizzare il trapianto renale in condizioni di "rischio standard" di rigetto. Ai fini pratici, l'incrocio di donatori e riceventi consente di effettuare trapianti compatibili piuttosto che non effettuarne affatto per mancanza di compatibilità. Il tutto è rigorosamente protetto dall'anonimato e le coppie coinvolte non si conoscono fra di loro. Da un punto di vista etico ogni donatore è motivato a donare a favore del proprio caro in attesa di trapianto il quale, anche se materialmente riceverà l'organo da una terza persona, avrà la propria chance di trapianto grazie alla disponibilità a donare della persona legata affettivamente a lui.
L'attività di trapianto crociato di rene da donatore vivente è regolata da un apposito protocollo nazionale redatto e coordinato dal Cnt-Centro Nazionale Trapianti dell'Istituto Superiore di Sanità di Roma
".

La messa a punto del protocollo nazionale nasce dalla proposta inizialmente formulata dal professor Mosca e dallo stimolo scaturito dall'unico caso precedente in Italia. Per l'esecuzione del trapianto crociato è stato necessario procedere in modo simultaneo a quattro interventi chirurgici (due di prelievo e due di trapianto). Gli interventi hanno avuto un decorso intra- e post-operatorio regolare e tutti i pazienti, sia donatori che riceventi, sono stati dimessi. I due organi trapiantati hanno mostrato fin da subito una piena funzione senza segni di rigetto.

venerdì 11 gennaio 2008

Circoncisione efficace contro l'AIDS

Londra - La circoncisione non altera in alcun modo la vita sessuale di un uomo. Non crea problemi durante il rapporto e non riduce il piacere che ne deriva, per cui puo' essere utilizzata senza remore nella lotta contro l'Hiv.

La rassicurazione viene da una ricerca, pubblicata sulla rivista Bju International e condotta da un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University, in Uganda con lo scopo di far accettare questa pratica. Diversi studi hanno rivelato che la circoncisione ha la capacita' potenziale di ridurre, per l'uomo, il rischio di infettarsi con il virus Hiv, anche del 50 per cento. Ma c'e' molta riluttanza da parte degli uomini adulti a farsi circoncidere per timore che la circoncisione, rimuovendo parte del prepuzio (lo strato di pelle che ricopre il glande), abbia un impatto negativo sulla vita sessuale, rendendo doloroso il rapporto e allo stesso tempo riducendo la sensibilita' del glande.

Cosi' i ricercatori della sono andati a verificarlo in Africa, la dove l'intervento di circoncisione sarebbe piu' utile, coinvolgendo oltre 4.500 uomini, dai 15 ai 49 anni, sessualmente attivi e sieronegativi. Meta' circa di essi e' stata sottoposta a circoncisione per ridurre il rischio di contrarre l'Hiv, mentre l'altra meta' non ha subito alcun intervento. Gli uomini sono stati poi controllati a distanza di sei mesi, un anno e due anni dall'intervento per accertare quali fossero i livelli di desiderio sessuale, soddisfazione e le prestazioni.

Ma salvo qualche disagio e qualche fastidio nei primi mesi dopo l'operazione, peraltro non rilevanti sul piano clinico, la circoncisione non ha mostrato di influenzare l'attivita' sessuale della grandissima maggioranza degli uomini operati. Oltre il 98 per cento dei uomini circoncisi non ha segnalato problemi relativi alla penetrazione o alla soddisfazione sessuale, che e' rimasta costante nel corso del tempo, e meno dell'1 per cento ha poi lamentato dolori durante i rapporti sessuali. Percentuali pressoche' analoghe a quelle registrate nel gruppo di uomini che non e' stato circonciso.

Quindi la rimozione del prepuzio, se riduce il rischio di infettarsi col virus HIV (eliminando cellule che sono facilmente attaccate dal virus, riducendo i sanguinamenti e rendendo l'ambiente piu' 'ostile' alla sua sopravvivenza) non influenza per nulla la vita sessuale di chi la subisce. E questo potra' aiutare a sostenere le campagne che stanno promuovendo la circoncisione come metodo per limitare la trasmissione del virus dell'Aids.

martedì 8 gennaio 2008

Padri meno protetti dal tumore alla prostata

Washington - Secondo uno studio danese, gli uomini senza figli sono piu' protetti contro al cancro alla prostata rispetto ai papa'. Paradossalmente pero', tra i genitori maschi quelli che hanno piu' figli hanno una probabilita' piu' bassa di ammalarsi di questo tumore.

La ricerca guidata da Kristian Jorgensen dello Statens Serum Institut, di Copenhagen, e' apparsa sulla rivista Cancer dell'American Cancer Society. Se la paternita' possa condizionare il rischio di tumore alla prostata e' motivo di dibattito da tempo. Per redimere la controversia, i ricercatori danesi hanno analizzato i dati di tutti gli uomini inclusi nel registro demografico nazionale dal 1935 al 1988. Di questi, 3.400 hanno sviluppato il tumore alla prostata.

E' risultato che gli uomini senza figli hanno un rischio del 16 per cento piu' basso di ammalarsi, con un follow-up di 35 anni. L'analisi ha messo anche in luce che tra i padri, il rischio si riduce all'aumentare del numero dei figli, maschi o femmine che siano. Secondo gli autori della ricerca, ora servono altri studi per chiarire le ragioni biologiche, ambientali, sociali o comportamentali sottostanti a questa associazione.