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martedì 18 marzo 2008

Le 10 regole per avere le gambe in piena forma

Roma - Le gambe sono lo specchio piu' fedele della salute, lo stile di vita e lo stato nutrizionale di una donna: per questo occorre rispettare dieci semplici regole per mantenerle in forma. Almeno secondo il Prof. Pier Luigi Rossi, Medico Specialista in Scienza della Alimentazione dell'Ospedale San Donato di Arezzo, che partecipa oggi presentazione della campagna educazionale "Piu' salute alle gambe", in collaborazione con la SIFL, la Societa' Italiana di FleboLinfologia, e con la associazione internazionale 'Femme Sante' Sante' Femme - Donna Salute Salute Donna', presieduta da Rosanna Lambertucci.

Anzitutto, attenzione ai carboidrati: il primo 'must' del decalogo e' quello di non superare la dose massima giornaliera di 150 grammi (ma non meno di 130). Importante anche scegliere alimenti a bassa densita' glucidica (contenuto di carboidrati in un grammo) e preferire quelli integrali, meglio se nella prima parte della giornata, limitando l'apporto di carboidrati nella cena. Mangiare spesso, mangiare poco: cinque pasti al giorno, colazione, spuntino mattutino, pranzo, merenda e cena.

Mangiare ogni tre ore e' consigliabile per mantenere la glicemia al di sotto del valore di 120 mg/dl. Mangiare quattro alimenti alcalinizzanti per ogni alimento acidificante, per evitare la cellulite e la sindrome varicosa nelle gambe; l'80% degli alimenti deve venire dal mondo vegetale e il 20 % da alimenti di origine animale.

Non a caso l'esperto consiglia di mangiare cinque porzioni di frutta (tre) e di verdura (due) durante la giornata per lo piu' crudi, e fare un deciso uso di centrifugati composti da verdura e frutta combinate assieme, per introdurre minerali, vitamine, nutrienti ad azione nutraceutica capaci di bloccare gli effetti aggressivi, degenerativi dei radicali liberi dell'ossigeno e dell'azoto che si formano nei mitocondri cellulari.

Va eliminato il sale da cucina: e' salutare passare dal gusto salato al gusto acido ed usare l'aceto balsamico o di altro tipo al posto del sale, e introdurre alimenti ricchi di calcio. Utile inoltre bere acqua con un pH superiore a 6, almeno 10 bicchieri al giorno e scegliere acqua minerale con un residuo fisso secco al di sopra di 300 mg/ litro.

Ottimo anche camminare molto: almeno 10.000 passi al giorno. Il movimento delle gambe infatti accelera la velocita' del flusso sanguigno contribuendo a rimuovere il grasso sottocutaneo in particolare accumulato nelle cosce. E poi fare ginnastica respiratoria con tre movimenti (profonda inspirazione, trattenere il respiro, profonda espirazione) per almeno due minuti. Infine, l'esperto raccomanda di ridurre il peso corporeo, in particolare l'eccesso della massa grassa addominale, glutei e radice coscia ed eliminare la disbiosi intestinale assumendo alimenti probiotici e prebiotici, nonche' ricorrendo a tisane preparate con finocchio dolce, menta piperita, anice ad azione camminativa.

Lotta all'anoressia: Miss delle Regioni testimonial

Milano - Top model e prodotti tipici contro l'anoressia. Un formidabile mix per conferire messaggi positivi alle adolescenti, che sono tra le categorie piu' soggette a disturbi alimentari. La Societa' Italiana di Pediatria, ad esempio, ha di recente stigmatizzato il problema evidenziando che l'incidenza dell'anoressia nella fascia di eta' compresa tra i 12 e i 18 anni e' di 3-5 casi ogni mille ragazze.

Una sfilata molto particolare, dunque, nel pieno della settimana della moda milanese, quella che avra' luogo nel giorno inaugurale di Bit 2008, oggi alle ore 15.30, negli spazi di Fieramilano, per la precisione presso il padiglione 9, nell'area CertiCibit, dedicata proprio al turismo delle buone abitudini alimentari e delle produzioni di qualita'. A presentare l'evento sara' la bellissima Debora Salvalaggio, protagonista dell'esplosivo calendario Max 2008, ex naufraga dell'Isola dei Famosi e "medaglia d'argento" a Miss Italia nel 2003. L'obiettivo, infatti, non e' solo quello di sensibilizzare i giovani, ma soprattutto di promuovere la genuinita' dei prodotti tipici. Per la prima volta le Regioni italiane sfileranno tutte insieme con le specialita' enogastronomiche che rendono unico il nostro Paese agli occhi del mondo: dai confetti abruzzesi di Sulmona ai limoni campani di Sorrento, dalla grappa friulana al lonzino di fico marchigiano. Alimenti ricchi di storia e di tradizione, che sfileranno su di una elegante passerella tra le mani di bellissime top model rigorosamente italiane, fasciate negli abiti caratteristici delle rispettive regioni.

La qualita' dei cibi, garantita dai marchi Dop e Igp, e' un elemento fondamentale in una dieta equilibrata. "Raffrontando i vari alimenti, si deduce non solo che le calorie sono piu' elevate nel "junk food", ma anche -spiega il professore Giorgio Calabrese, docente di nutrizione umana all'Universita' "La Sapienza" di Roma- che quest'ultimo non e' soddisfacente dal punto di vista nutritivo e, se consumato ripetutamente nel tempo, prima diventa sgradevole e poi provoca malessere". Per fare un efficace confronto, basti pensare che una singola porzione di "cibo spazzatura" equivale, in termini di apporto calorico, a un pranzo completo per piu' persone, dove un prodotto tipico la fa da padrone.

Un sandwich come il McBacon, ad esempio, contiene 473 calorie, 170 in piu' rispetto a ben 100 grammi di salsiccia di suino fresca (304 calorie), tanta quanta ne servirebbe per un piatto per due persone accompagnato da una calda porzione di polenta. Un cocktail come il margarita contiene 350 calorie: bisognerebbe mangiare 5 baba' al rhum per avere lo stesso apporto calorico (229 calorie per 100 grammi). Mangiare una porzione gigante di patatine fritte con ketchup (418 calorie) e' come deliziare 4 persone con 200 grammi di mozzarella di bufala. Dulcis in fundo: una porzione di tiramisu' raccoglie in se' 950 calorie quando 100 grammi (una fettona) di panettone contengono 333 calorie.

Fumo, il Ministro Turco loda la legge Sirchia

Roma - La legge Sirchia, a tre anni dal varo, "presenta un bilancio positivo soprattutto per quanto riguarda la tutela della salute dei non fumatori, conseguente ai divieti di fumo nei locali pubblici e negli uffici". Ora e' il momento di nuove misure e nuove campagne di prevenzione per ridurre il numero dei fumatori, insieme all'adozione del divieto di vendita di sigarette ai minori di 18 anni. E' quanto sottolinea il ministro della Salute Livia Turco, nel messaggio inviato in occasione del Convegno "Verso una societa' libera dal fumo. Le tre P: progressi, problemi, prospettive" che si e' svolto oggi a Roma presso il Centro Congressi Apat.

La legge Sirchia, ha fatto notare il ministro, ha rappresentato "una vera e propria rivoluzione nei comportamenti e nelle abitudini degli italiani fumatori, che hanno rispettato la norma, rinunciando, con grande senso di civilta' e rispetto degli altri, a fumare nei luoghi pubblici, in particolare nei bar e nei ristoranti". Ma la strada e' ancora lunga: nel ricordare i drammatici dati, che parlano di 80 mila italiani che perdono la vita ogni anno a causa del fumo (oltre 11 milioni il numero complessivo di fumatori), Livia Turco ha sottolineato che "deve far riflettere il fatto che la diffusione dell'abitudine al fumo e' ancora troppo alta tra i giovani (nel 2007, nella fascia d'eta' 20-24 anni, i fumatori sono il 28,8% (33,8% maschi e 23,5% femmine)" e che "aumenta la percentuale di giovani che iniziano a fumare ancor prima dei 14 anni soprattutto tra i maschi (+60% tra il 2000 e il 2005)". "Dobbiamo quindi - ha ribadito - rafforzare l'impegno ma anche avviare nuove politiche per 'scoraggiare i fumatori', che puntino soprattutto sul 'convincimento della persona'. Per questo abbiamo voluto dedicare una grande parte del programma interministeriale 'Guadagnare salute' alla lotta contro il fumo, prevedendo delle strategie specifiche di intervento, in particolare per proteggere dal fumo passivo, prevenire l'iniziazione al fumo dei giovani, aiutare i fumatori a smettere. Ugualmente importante - ha aggiunto il ministro - e' la ratifica della Convenzione dell'OMS sul controllo del tabacco da parte dell'Italia. Essa prevede tra l'altro il divieto di vendere sigarette ai minori di 18 anni. Una misura opportuna e giusta che ritengo sia nostro dovere adottare quanto prima".

E' poi necessario "un piu' incisivo coinvolgimento dei medici nella promozione e adozione di programmi di dissuasione al fumo", aggiunto a "una vera e propria alleanza contro il fumo" nei posti di lavoro, "sull'esempio di quanto gia' attuato in alcune realta' produttive che hanno messo a disposizione dei propri dipendenti specifici programmi di dissuasione al fumo in ambito aziendale".

Rinunciare alle sigarette, ribadisce la Turco, "e' possibile, anche se a volte, nonostante la consapevolezza dei danni, e' difficile decidere". Costruire una Societa' libera dal fumo "richiede un approccio non solo sanitario, ma che tenga conto delle implicazioni sociali, culturali, ambientali del problema "fumo" e che richiede cooperazione e coordinamento con numerosi soggetti e diverse Istituzioni/Amministrazioni".

E il programma "Guadagnare Salute" "rappresenta uno strumento in piu' per tutti. Il programma, infatti, punta al coordinamento fra diversi livelli istituzionali, alla programmazione condivisa per agire sui principali fattori di rischio (fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione e inattivita' fisica) responsabili del maggior numero di morti e malattie croniche in Italia, al fine di migliorare la salute dei cittadini, eliminare disuguaglianze sociali e, al tempo stesso, continuare a garantire la sostenibilita' del Sistema sanitario, in termini economici e di efficacia". "E' una grande e bella sfida - conclude Livia Turco - che sono certa si possa vincere".

Colazione piu' abbondante per ridurre il peso

New York - Un buon modo per evitare di mettere su peso man mano che passano gli anni? Secondo una nuova ricerca inglese, e' semplice: mangiare di piu' a colazione e meno il resto della giornata. "Spostare una maggiore porzione delle calorie totali che si assumono nella giornata verso la colazione a discapito degli altri pasti puo' aiutare uomini e donne nella mezza eta' a combattere l'aumento di peso", dice la Dr.ssa Nita Forouhi dell'Institute of Metabolic Science dell'Addenbrooke's Hospital, a Cambridge, Uk.

Il suo team ha studiato 6.764 uomini e donne, dai 40 ai 75 anni, seguiti per piu' di tre anni e mezzo. Gli studiosi hanno analizzato lo stile di vita e le abitudini a tavola dei pazienti, come spiegano sull'American Journal of Epidemiology. 'Anche se tutti hanno preso un po' di peso nel tempo, chi mangiava di piu' a colazione e' ingrassato di meno', nota la Forouhi. In particolare, le persone che mangiavano dal 22 al 50% del totale delle calorie della giornata a colazione hanno preso solo 0,79 chili nel periodo dello studio; chi invece consumava non piu' dell'11% del totale delle calorie a colazione e' aumentato di 1,23 chili.

martedì 12 febbraio 2008

Esercizio fisico contro la depressione

Londra - L'esercizio fisico non fa bene solo al corpo, ma anche alla mente. Piu' precisamente, aiuta a combattere la depressione. E' la convinzione dei medici di famiglia inglesi, il 22% dei quali, secondo un sondaggio della Mental Health Foundation, suggeriscono ai pazienti con forme medio/lievi della malattia di fare ginnastica.

Un boom, se si pensa che lo stesso sondaggio 3 anni fa indicava che solo il 5% dei medici dava gli stessi consigli. La ricerca ha dimostrato che l'esercizio fisico puo' aiutare le persone depresse migliorandone l'autostima attraverso una migliore immagine del proprio corpo e la soddisfazione derivante dal raggiungimento degli obiettivi, oltre ad alleviare la sensazione di isolamento, che puo' alimentare la loro depressione. Senza contare che fare moto favorisce lo sviluppo di agenti chimici che migliorano il benessere del cervello, come le endorfine.

L'esercizio fisico, sintetizza Celia Richardson, direttore delle ricerche della Mental Health Foundation, "e' in grado di aiutare le persone fisicamente, socialmente e biologicamente". E i medici se ne stanno convincendo: la "ginnastica-terapia" era considerata utile contro la depressione dal 41% dei medici tre anni fa, mentre oggi sono il 61%. Una consapevolezza che si fa strada anche fra i pazienti: un medico su sei ha notato un deciso aumento delle richieste sull'efficacia dell'esercizio fisico contro la depressione. In Gran Bretagna esistono gia' programmi di training fisico per i casi di depressione lieve nelle strutture di Bedfordshire, Cambridgeshire, Londra, Northamptonshire, Redcar e Cleveland. Ogni paziente e' seguito da un personal trainer che stila una tabella personalizzata di esercizi. I risultati ottenuti da questi centri saranno pubblicati l'anno prossimo. "La depressione e' una malattia complessa - spiega Andrew McCulloch, chief executive della fondazione - ed e' importante che i medici abbiano una serie di trattamenti da offrire e che le persone depresse abbiano una scelta".

sabato 2 febbraio 2008

I giovani che bevono rischiano il cuore

New York - Le persone che da giovani bevono pesantemente hanno molte più probabilità di sviluppare una serie di fattori di rischio che possono portare a ictus e malattie cardiache, secondo quanto suggerisce uno studio. La ricerca ha esaminato le abitudini connesse al consumo di alcol nel corso della vita in oltre 2.800 individui.

Coloro che bevevano molto da adolescenti e da giovani con molte più probabilità sviluppavano negli anni la sindrome metabolica rispetto a coloro che bevevano moderatamente. La sindrome metabolica è un insieme di fattori di rischio di malattia cardiaca, ictus e diabete: obesità addominale, pressione alta, bassi livelli di colesterolo buono, zuccheri e trigliceridi alti nel sangue. La Dr.ssa Marcia Russell, una delle ricercatrici che ha lavorato allo studio, sottolinea: 'Le conseguenze a lungo termine del bere molto, per esempio un maggior rischio di malattie cardiovascolari, sono un buon motivo per smettere o moderarsi'. I risultati sono pubblicati dal Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.

Lo sport allunga la vita, basta misurare i telomeri

La sedentarietà non solo fa male alla salute ma accorcia la vita. A rivelarlo è Lynn Cherkas, ricercatrice del King’s College di Londra, che ha recentemente condotto un esperimento finalizzato a valutare l’impatto che lo sport - o il suo contrario – hanno sull’età biologica.

Gli studiosi coordinati dalla Cherkas hanno arruolato 2.401 coppie di gemelli, prelevando loro campioni di sangue, e hanno focalizzato la loro attenzione sui telomeri: una specie di unità di misura per calcolare l’età dei cromosomi. Con il passare degli anni, infatti, i telomeri – frammenti di DNA che rivestono le estremità dei cromosomi proteggendoli da potenziali danni - si accorciano sempre di più seguendo la vita biologica della cellula fino alla sua morte, ma – stando ai risultati ottenuti presso i laboratori britannici – se una persona è più o meno sedentaria la lunghezza dei telomeri si accorcia più o meno rapidamente. I ricercatori londinesi hanno anche chiesto a tutti i soggetti arruolati nell’esperimento di compilare dei questionari finalizzati a valutare il loro stile di vita: cosa fossero soliti mangiare, se fumassero, che stile di vita seguissero e soprattutto se praticassero o meno un’attività sportiva.

Dall’analisi finale dei dati e da quella della lunghezza dei telomeri non restano dubbi: lo sport è strettamente correlato alla lunghezza dei telomeri. Esaminando, ad esempio, i globuli bianchi, gli scienziati hanno verificato che in media i telomeri perdono ogni anno 21 piccole parti, chiamate nucleotidi, ma il numero risultava minore negli uomini e nelle donne fisicamente attivi.

Secondo quanto riferito sull’ultimo numero degli Archives of Internal Medicine, che ha pubblicato i risultati, sarebbero sufficienti 3 ore e mezzo di movimento a settimana per vedere accorciarsi sempre più lentamente i telomeri, mentre i telomeri più corti erano osservabili tra le persone che non dedicavano ad un’attività fisica più di sedici minuti alla settimana (nei più pigri i telomeri erano più corti di 200 nucleotidi rispetto ai più attivi).
Abbiamo calcolato che una persona fisicamente attiva mostra un’età biologica inferiore fino a dieci anni rispetto a un coetaneo che conduce una vita sedentaria” ha concluso la studiosa londinese che ha aggiunto che le persone fisicamente inattive sarebbero maggiormente vulnerabili ai danni causati alle cellule dallo stress ossidativo e dalle infiammazioni, nonché allo stress che può essere facilmente ridotto grazie a una sana attività sportiva.

martedì 8 gennaio 2008

Contro la demenza e la depressione è bene combattere la sedentarietà

La sedentarietà e la pigrizia aumentano il rischio di depressione e demenza. È l’ultima conferma che arriva dal congresso della British Nutrition Foundation che ha ospitato, recentemente, la presentazione dei risultati di uno studio condotto presso l’Università di Bristol.

Gli studiosi britannici hanno osservato che mantenersi attivi riduce il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer di quasi un terzo. Nanette Mutrie e i suoi colleghi hanno riesaminato diciassette ricerche precedentemente condotte che avevano studiato gli effetti dell’attività fisica sul rischio di declino cognitivo e di morbo di Alzheimer.

I risultati di questa meta-analisi hanno dimostrato che sia gli uomini che le donne che restavano attivi vedevano scender il proprio rischio di ammalarsi di Alzheimer del 30-40%.

“Non è ancora chiaro il meccanismo che regola questo collegamento: ipotizziamo che l’attività fisica possa migliorare le funzionalità vascolari così come stimolare la produzione di qualche sostanza chimica positiva nel cervello” ha spiegato la studiosa britannica ai microfoni della BBC. Non vi è dubbio, ha aggiunto la scienziata, che combattere la sedentarietà previene anche la depressione: le persone inattive hanno, infatti, il doppio delle probabilità di ammalarsi di depressione.

mercoledì 19 dicembre 2007

Lo sport, un antidepressivo naturale

L’esercizio fisico riesce a favorire la produzione di un antidepressivo naturale all’interno dell’organismo. È quanto ha osservato un gruppo di ricercatori su alcuni topolini utilizzando una tecnica chiamata DNA microarray.

Gli studiosi della Yale University di New Haven, nel Connecticut, hanno analizzato l’attività di alcuni geni nel cervello dei topolini nel corso di un’attività fisica. L’obiettivo era quello di capire per quale ragione le persone che fanno attività sportiva hanno la sensazione di riuscire a “scaricarsi” e di ottenere un benessere generale, anche a livello psichico. A finire sotto la lente di ingrandimento degli scienziati sono stati trentatre geni, in gran parte mai identificati prima d’ora, che modificherebbero la propria attività a seconda di una maggiore o minore attività fisica. In particolare, l’esercizio migliorerebbe l’attività del gene per il fattore di crescita nervosa chiamato VGF, una piccola proteina molto importante per lo sviluppo e il mantenimento delle cellule nervose. I ricercatori hanno osservato che, testando una versione sintetica del VGF nel cervello dei topi, veniva prodotto un significativo effetto antidepressivo in caso di stress indotto.

Questo potrebbe spiegare l’effetto positivo e antidepressivo svolto dall’esercizio fisico, ma la nostra ricerca può anche aprire la strada a nuovi tipi di antidepressivi utilizzando proprio il VGF”, ha spiegato il coordinatore della ricerca, Ronald S. Duman sul numero di dicembre della rivista scientifica Nature Medicine.

giovedì 13 dicembre 2007

L’acqua che esce dai rubinetti italiani è sicura e salutare

Il mercato delle acque in bottiglia è sempre più fiorente. Un numero sempre crescente di persone, infatti, ritiene che le acque imbottigliate, frizzanti o naturali, diano maggiori garanzie di qualità e igiene, nonché di maggiore salubrità e apporto nutrizionale. In realtà è un’opinione tanto diffusa quanto sbagliata: le acque che escono dai rubinetti delle nostre città non solo sono assolutamente sicure, ma garantiscono il giusto apporto di sali minerali.

Una ricerca condotta da Altroconsumo non più di un anno fa sui rubinetti di trentacinque città italiane - da Genova a Napoli, da Milano a L’Aquila, da Cagliari ad Aosta – aveva dimostrato che l’acqua degli acquedotti cittadini era sicura e garantita: nessun superamento dei limiti imposti dalla legge del 2003 sulla presenza di sostanze inquinanti, metalli e nitrati e un buona qualità di odore e sapore. Dall’analisi dei campioni è emersa una realtà rassicurante: l’acqua dei nostri rubinetti si può bere e può essere utilizzata per tutti gli altri usi domestici.

Altroconsumo si unì, allora come adesso, al coro di quanti definiscono assolutamente immotivate le paure che spesso avvolgono il consumo di acqua dei rubinetti che non porta altro che un incremento netto delle vendite di acqua in bottiglia. Gli unici a guadagnarci sono le compagnie che imbottigliano le acque alla fonte; a perderci è non solo il portafoglio dei cittadini ma anche l’ambiente. Smaltire, infatti, miliardi e miliardi di bottigliette di plastica che ogni giorno vengono gettate via nel mondo è un’impresa davvero ardua oltre che significativamente inquinante per l’ambiente.

Negli ultimi mesi si sono susseguite le iniziative che in tutto il pianeta hanno come finalità quella di promuovere il consumo di acqua degli acquedotti cittadini: a Milano qualche settimana fa è stata presentata una proposta per dotare le fontanelle pubbliche della città di acque frizzanti e zampillanti assolutamente gratuite; stesso trend in altre città italiane come Roma che ha ricevuto con malcelata soddisfazione una certificazione di sicurezza e bontà dell’acqua comunale, dopo un’analisi condotta su ben 250.000 campioni prelevati sul territorio municipale.

A confermare la bontà e la salubrità delle nostre acque arriva anche il parere di un esperto del settore: Giovanni Pastore che, insieme ai colleghi dell’Istituto Nazionale Ricerca Nutrizione e Alimenti (INRAN), ha stilato le linee-guida relative all’alimentazione e alla qualità dell’acqua ha spiegato, intervistato dal Corriere della Sera, che “l’acqua che esce dal nostro rubinetto non solo è assolutamente buona, ma è anche sicura perché viene continuamente controllata e monitorata”. L’unica differenza tra l’acqua del rubinetto e quella in bottiglia? Il sapore naturalmente: chi preferisce l’acqua frizzante non può che comprarla al supermercato o aggiungere all’acqua del rubinetto le bustine (che sono, però ricche di sodio e vanno, quindi, usate con cautela); così come non può fare a meno dell’acqua imbottigliata chi ha esigenze mediche particolari e ha bisogno di un’acqua con più o meno sodio o più o meno diuretica. Tutti gli altri – una gran parte della popolazione – possono tranquillamente bere l’acqua di casa. Con buona pace di portafoglio e ambiente.

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lunedì 10 dicembre 2007

Cannabis: il "fumo" è più dannoso della sigaretta

Toronto - Farsi una canna e' piu' dannoso che fumarsi una sigaretta, perche' introduce nell'organismo molte piu' tossine di quelle prodotte dal tabacco. Uno studio finanziato dal governo canadese ha scoperto nel fumo inalato con la cannabis quantita' di ammoniaca, sostanza nota per le proprieta' cancerogene, 20 volte superiori a quelle prodotte dal tabacco. Non solo.

Secondo lo studio di Health Canada, il fumo di cannabis contiene cinque volte piu' idrogeno cianide e ossidi di nitrogeno, sostanze che causano danni rispettivamente al cuore e ai polmoni. Il tabacco invece produce piu' tossine che causano infertilita', quelle provenienti dagli idrocarburi policiclici aromatici; e tra l'altro di solito chi fuma il tabacco si accende molte piu' sigarette di chi usa la cannabis.

Lo studio canadese conferma la presenza di noti cancerogeni nella cannabis, ma gia' nel passato era stato dimostrato che la cannabis, la droga piu' diffusa nel mondo, e' piu' nociva per i polmoni del tabacco perche' e' inalata piu' profondamente e trattenuta piu' a lungo. I ricercatori di Health Canada, istituto di ricerca del governo, hanno utilizzato una 'smoking machine' per analizzare la composizione del fumo inalato e hanno rilevato pochissime differenze nelle concentrazioni di sostanze come il cromo, il nickel, l'arsenico e il selenio. Il consumo di marijuana e hashish e' una realta' in crescita tra i giovani di tutto il mondo.

"Ma spesso, nel dibattito sulla legalizzazione, le conseguenze sulla salute derivanti dal suo utilizzo sono sottostimate rispetto a quelle del tabacco", ha osservato Richard Russel, della Windsor Chest clinic, commentando il rapporto. "Quando viene lavorato dalle industrie manifatturiere, il tabacco viene ripulito, mentre la cannabis, poiche' non e' trattata, e' un prodotto piu' sporco. E dunque la dannosita' della cannabis non mi stupisce: le sue tossine possono causare polmonite, danni ai polmoni e cancro".

lunedì 26 novembre 2007

Lo sport è un aspetto fondamentale della vita della mamma? Lo sarà anche per il figlio

Le donne che durante la gravidanza si mantengono attive trasmettono questa buona abitudine anche ai loro figli. Una ricerca condotta presso l’Università di Bristol ha preso in esame 5.500 bambini di 11/12 anni e ha scoperto che se le mamme in gravidanza non smettono di fare esercizio fisico e si mantengono attive, i loro bambini avranno maggiori probabilità di essere attivi e non sedentari nella prima adolescenza.


Calum Mattocks, responsabile dello studio, ha spiegato sulle pagine del British Medical Journal, che è tutta questione di abitudine: se le mamme sono abituate a fare sport e non smettono durante la gravidanza, prendendo naturalmente le dovute precauzioni (come evitare attività sportive troppo faticose), e anche nei primi anni di vita del bambino, daranno l’esempio ai loro figli che vivranno lo sport come una componente ‘naturale’ della vita.


I ricercatori hanno prima seguito le mamme durante la gravidanza misurando il livello di attività fisica svolto, e poi hanno verificato il grado di attività sportiva dei bambini. È emerso, così, che i figli di donne che per tutta la gravidanza erano andate in piscina o erano solite fare lunghe passeggiate, risultavano più attivi del 4% rispetto ai figli di donne sedentarie. Un dato che a prima vista può sembrare poco significativo, ma che riveste una certa importanza se si pensa che negli ultimi decenni il tasso di obesità infantile è cresciuto fino a raggiungere livelli allarmanti.


I ricercatori hanno sottolineato che “è ben noto che i bambini imitano i comportamenti e le abitudini dei genitori, sia in fatto di sport sia a tavola: pertanto, dare il buon esempio è il primo passo per prevenire obesità e le patologie ad essa correlate”.