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sabato 25 aprile 2009

Autoesame del seno

Introduzione


Il rischio di tumore al seno cresce con l'età. Sistima che l'80% dei tumori mammari colpisca le donne dai 50 anni in su, mentrenelle adolescenti e nelle ventenni l'incidenza è ancora relativamente bassa.Gli uomini, invece, hanno un rischio estremamente basso di tumore al seno,paragonato alle donne.
Una piccola fetta dei tumori mammari è di natura genetica.Finora, due sono i geni collegati al tumore mammario ereditario: BRCA1 e BRCA2.All'interno di famiglie che si sono già trovate con un problema del genere, ilgene può essere trasmesso direttamente in generazione in generazione,attraverso la linea maschile o quella femminile. Questo chiaramente non vuolenecessariamente dire che se un parente ha avuto un tumore al seno in famiglia c'èil pericolo di una trasmissione ereditaria.I seni delle donne cambiano notevolmente nel tempo,dovuti a fattori quali sbalzi ormonali, mestruazioni, gravidanze, allattamento emenopausa.

Le donne dovrebbero sapere, quindi, cosa può essere giudicato comeun normale cambiamento e cosa no. Individuare precocemente un cambiamento vuoldire che una qualsiasi terapia può avere una riuscita senz'altro migliore.
Ogni mese il seno delle donne si prepara ad una gravidanza eall'allattamento; spesso si allarga e diventa più soffice prima dellemestruazioni, per poi ritornare allo stato normale. Dopo la menopausa il tessutomammario cambia ancora. Diventa meno denso e più grasso, rendendo così i senipiù soffici. Le donne più anziane possono perfino ritrovarsi dei seni piùpiccoli.
Simili cambiamenti sono piuttosto normali. Comunque, se doveste sentire onotare un qualsiasi cambiamento strano al seno, rivolgetevi al vostro medicocurante per ulteriori esami.

Cosa fare


Esaminate il vostro seno una volta al mese, preferibilmente appena finito il ciclo oppure, se non avete più mestruazioni, lo stesso giorno di ogni mese. L'esame va effettuato in due modi: guardandosi allo specchio e palpandosi.

Guardandosi allo specchio:
  • braccia lungo il corpo, avvicinatevi allo specchio e osservate bene qualsiasi cambiamento;
  • alzate le braccia lentamente al di sopra della testa e voltatevi per osservare il profilo;
  • con le mani sui fianchi mettete in tensione i muscoli del seno;
  • questo permetterà di notare di più qualsiasi cambiamento;
  • osservate il seno da ogni angolo, di lato e sotto; chinatevi in avanti e osservatene la forma.
Autopalpazione
  • L'autopalpazione può essere effettuata stendendosi oppure con una mano insaponata durante il bagno o la doccia;
  • palpare un seno alla volta: usando la mano opposta al seno che si sta esaminando, premere piano con le dita;
  • facendo un movimento circolare coprire l'intera area del seno dall'ascella fino a sopra, nella parte centrale e sotto per terminare con l'esame attorno e sopra al capezzolo;
  • è importante palpare intorno alla clavicola e all'ascella (dove si trovano i linfonodi) per qualsiasi ingrossamento

Cosa notare


  1. Qualsiasi cambiamento strano nella forma o nella grandezza dei seni

  2. Se un seno è diventato più piccolo dell'altro

  3. Un cambiamento di colore della pelle o eruzione cutanea

  4. Pelle raggrinzita o a buccia d'arancia

  5. Un capezzolo che abbia cambiato posizione o forma

  6. Un nodulo o un ispessimento all'interno del seno o dell'ascella

  7. Un'eruzione cutanea attorno al capezzolo

  8. Perdite da uno o entrambi i capezzoli

  9. Dolore costante in una parte definita del seno
Se notate qualsiasi cambiamento strano, contattate il vostro medico generico per un appuntamento.

ATTENZIONE: l'autoesame da solo non è adeguato a prevenire il cancro mammario ed è utile solo in aggiunta alla mammografia e ai controlli clinici con gli specialisti.

Ricordate inoltre che nove noduli su dieci non sono cancro.

Tumore seno: metastasi segnalate da molecole

Scoperta a Milano una nuova molecola collegata con lo sviluppo di metastasi in donne con tumore al seno.
La scoperta è frutto della collaborazione tra l'Unità Operativa Bersagli Molecolari della Fondazione IRCCS: Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, diretta da Elda Tagliabue, e il gruppo di ricerca diretto da Andrea Balsari, Docente di Immunologia all'Università Statale di Milano.
I risultati dello studio, che ha avuto un finanziamento dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), sono stati recentemente pubblicati dal prestigioso Journal of Clinical Oncology.
In Italia si stima che sopravvengano circa 40.000 nuovi casi di tumore della mammella l'anno. Un certo numero di queste pazienti, anche se sottoposte a chemioterapia post-operatoria, svilupperanno metastasi tumorali. Analizzando il tessuto neoplastico ottenuto da pazienti operate di tumore al seno, è stata individuata una nuova molecola associata alla probabilità di sviluppare metastasi. L'analisi del tessuto neoplastico ottenuto da più di 300 pazienti sottoposte ad intervento chirurgico ha evidenziato come la presenza della molecola FOXP3 nelle cellule tumorali mammarie si associa significativamente con il rischio di sviluppare metastasi a distanza, quindi con una condizione di maggiore aggressività clinica.

martedì 18 marzo 2008

Si rischia il tumore se si usa troppo il cellulare

Gerusalemme - L'uso frequente e prolungato del telefono cellulare comporta un rischio maggiore di tumori benigni e maligni alle ghiandole salivari. Lo sostiene uno studio di una ricercatrice israeliana, Siegal Sadetzki. Secondo Sadetzki, epidemiologa e cattedratica all'universita' di Tel Aviv, l'utilizzo abituale di un telefono cellulare vicino all'orecchio aumenta del 50 per cento le possibilita' di sviluppare un tumore alla parotide (la ghiandola salivare situata ai due lati del volto).

Il rischio e' maggiore per gli utenti che risiedono in zone rurali, dove i cellulari hanno bisogno di emettere una maggiore radiazione per compensare la scarsita' di antenne. La ricercatrice ha realizzato lo studio - pubblicato sull'American Journal of Epidemiology - dopo aver analizzato 500 israeliani a cui erano stati diagnosticati tumori benigni e maligni nelle ghiandole salivari; e aver confrontato le risposte con quelle di 1.300 israeliani sani.

La ricerca e' interessante perche' Israele ha adottato molto precocemente la tecnologia cellulare e gli israeliani sono grandi fruitori di telefonini. La ricercatrice, che utilizza il cellulare, consiglia pero' di prendere precauzioni "per diminuire l'esposizione e diminuire i rischi per la salute": per esempio, utilizzando sempre auricolari, tenendo lontano dal corpo gli apparecchi ed evitando le conversazioni interminabili e le telefonate superflue. "Buona parte della tecnologia di cui facciamo uso comporta rischi. Il dilemma -conclude- non e' se usarla, ma come usarla".

Analizzi un capello e scopri il tumore

È possibile diagnosticare il carcinoma mammario analizzando un capello della paziente. È quanto hanno scoperto gli studiosi del Fermiscan Ltd. di Sidney, guidati da Gary L. Corino e Peter W. French, dopo aver testato la loro tecnica su campioni di capelli provenienti da tredici donne con diagnosi di tumore al seno e venti donne in buona salute. In che modo è possibile distinguere un capello proveniente da una persona malata da uno di una donna sana lo hanno spiegato i ricercatori australiani sull’ultimo numero dell’International Journal of Cancer: bombardando i capello con dei raggi X provenienti da un sincrotrone si verificherà che nel campione proveniente da una donna sana si mostreranno degli archi, se il campione proviene da una donna malata quello che si otterrà sarà un cerchio. Una modalità che può sembrare bizzarra ma che è già stata oggetto di studio e di sperimentazioni una decina di anni fa; nonostante ciò, precedenti studi non avevano dato risultati confortanti – colpa, secondo i ricercatori, di un dispositivo non perfetto - mentre oggi il nuovo strumento riesce a tener fermo il capello esaminato e ad analizzare solo campioni di capelli non tinti e provenienti dalle immediate vicinanze del cuoio capelluto.

Dai risultati emersi dai test, i ricercatori hanno concluso che il dispositivo può generare un gran numero di falsi positivi; pertanto, non andrebbe utilizzato da solo e in sostituzione delle tecniche diagnostiche tradizionali ma in aggiunta alla mammografia. “La tecnica può rappresentare un ottimo alleato per scoprire i falsi positivi emersi dalla mammografia”, spiegano gli scienziati.

Ma perché i raggi X darebbero un risultato diverso a seconda della paziente? È ancora tutto da verificare, chiariscono i ricercatori; probabilmente le cellule tumorali favoriscono la produzione di una qualche proteina che altera il follicolo pilifero e fa sì che crescano capelli con una struttura diversa rispetto a quanto avviene nelle donne in buona salute. Quel che è certo è che l’intensità del cerchio presente nei capelli di una donna malata diminuisce con il tempo man mano che la chemioterapia va avanti: una dimostrazione, azzardano i ricercatori, del fatto che la terapia sta funzionando.

La salute vien mangiando

Ci sono alcuni malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che, adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.


Contro la stipsi?

La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti ricchi di fibre, sostanze che il nostro organismo non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita l'espulsione delle feci.

Strettamente legato a questo processo è l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino, ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.


Contro le patologie cardiovascolari?

Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi. L'aterosclerosi, la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport, l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.

L'obesità, infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio, tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega 3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.


Per prevenire i tumori?

Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente, per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero. Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.

Fumo: allarme India

Londra - Il fumo rischia di essere uno dei killer piu' feroci in India: dal 2010 in poi, se non si inverte il trend, potrebbe causare nel gigante asiatico un milione di morti all'anno.

E' l'allarme che giunge dal New England Journal of Medicine, che stima gia' ora 900.000 morti l'anno per il fumo. Entro pochi anni, sostengono gli esperti, il vizio delle 'bionde' potrebbe portare al 20% di tutti i decessi maschili in India, e al 5% di tutti i decessi delle donne di eta' compresa tra i 30 e i 69 anni. I ricercatori hanno calcolato che in media, gli uomini che fumano le piccole sigarette girate a mano, tipiche dell'India, perdono circa sei anni di vita. Mentre chi fuma le tradizionali sigarette va anche peggio: 10 anni di vita in meno. Le cifre si basano su un censimento dei morti tra un campione di 1,1 milioni di abitazioni in tutte le parti dell'India, effettuato da circa 900 ricercatori.

E i risultati sono drammatici: tra gli uomini che sono morti tra i 30 e i 69 anni, il fumo ha causato circa il 38% dei decessi da tubercolosi, il 32% delle morti per cancro e il 20% delle morti da malattie vascolari. "L'estremo rischio derivante dal fumo che abbiamo trovato ci ha sorpresi - ammette il capo dei ricercatori Prabhat Jha, dell'Universita' di Toronto - visto che i fumatori in India cominciano piu' tardi che in Europa, e fumano di meno".

Eppure, stando allo studio, circa il 61% dei 120 milioni di fumatori indiani possono aspettarsi di morire tra i 30 e i 69 anni, contro il 41% dei non fumatori. Tra le donne, la percentuale sale al 62%. "E 'davvero singolare - attacca un economista indiano illustre come Amartya Sen, dell'Universita' di Harvard, premio Nobel nel 1998 - che un unico fattore, ossia il fumo, che e' del tutto evitabile, rappresenti quasi una su 10 di tutte le morti in India. Lo studio fa risaltare con forza la necessita' di una immediata azione pubblica in questo settore tanto trascurato". Tuttavia il ministro della Sanita' indiano, Anbumani Ramadoss, si dice "non preoccupato", visto che "il governo sta cercando di prendere tutte le misure per il controllo dell'uso del tabacco, in particolare informando i tanti poveri e analfabeti sui rischi del fumo".

Aspirina e tumore al colon: un benefico collegamento

Potere dell’aspirina: è stata pubblicata pochi giorni fa l’ultima ricerca che ha analizzato i potenziali effetti benefici del farmaco più utilizzato al mondo. Risultato: gli uomini che assumono regolarmente l’aspirina sarebbero maggiormente protetti dal tumore al colon. Autore di quest’ultima scoperta il dottor Andrew T. Chan del Massachusetts General Hospital di Boston che, con la sua equipe di ricerca, ha analizzato il possibile collegamento tra l’aspirina e il rischio-cancro su 47.000 uomini di età compresa tra i 40 e gli 87 anni che erano stati arruolati in uno ampio studio nazionale nel 1986.

Il follow-up è durato 18 anni e i ricercatori hanno eseguito controlli biennali: al termine dell’indagine erano stati registrati 975 casi di tumore colonrettale. Ebbene, anche tenendo conto dei più noti e ormai conclamati fattori di rischio per questo tipo di neoplasia, gli studiosi statunitensi hanno concluso che gli uomini che avevano riferito di assumere regolarmente l’aspirina, almeno due volte alla settimana, avevano un 21% di rischio in meno di sviluppare il cancro rispetto a quelli che non usavano il farmaco.

Però, spiegano gli scienziati, per ottenere il massimo beneficio è necessario che l’aspirina venga assunta regolarmente per almeno sei anni, così come dopo quattro anni dalla sospensione dell’assunzione non risultava più evidente nessun effetto benefico. Chan ha sottolineato sul numero di gennaio della rivista scientifica Gastroenterology che l’effetto sortito dall’aspirina dipende anche dalla dose che viene assunta: gli uomini che prendevano una compressa e mezzo di una pillola da 325 milligrammi alla settimana non mostravano alcuna riduzione del loro rischio di cancro; mentre quelli che assumevano tra le 6 e le 14 compresse alla settimana godevano di una diminuzione del rischio pari al 28%, che poteva salire addirittura al 70% se si superavano le 14 pillole alla settimana.

venerdì 15 febbraio 2008

Uno spinello è fino a venti volte più cancerogeno della sigaretta

Una canna vale quanto una sigaretta? Non proprio, se si considera uno studio pubblicato nei giorni scorsi su New Scientist secondo il quale una cannabis è venti volte più cancerogena della sigaretta. Colpa delle sostanze chimiche in essa contenute: l’ammoniaca in primis, presente nel fumo della cannabis in quantità fino a 20 volte superiore rispetto a una sigaretta, e poi l’acido cianidrico e l’ossido di azoto, riscontrabili in concentrazioni fino a 5 volte superiori rispetto al tabacco.

Complessivamente, gli scienziati canadesi hanno analizzato la composizione del fumo della cannabis inalato per sondare le quantità di venti sostanze chimiche. Il risultato non ha lasciato dubbi: fumare uno spinello provoca ai polmoni e alla bocca danni molto maggiori rispetto al fumo di sigaretta. E non solo per la quantità di sostanze presenti, ma anche perché generalmente viene inalato più profondamente, restando nei polmoni per più tempo e perché non viene lavorato e filtrato dai produttori allo stesso modo del fumo di sigaretta.

Sulla stessa scia della ricerca canadese anche un altro studio, questa volta realizzato in Nuova Zelanda e pubblicato nelle scorse settimane sull’European Respiratory Journal, ha evidenziato come fumare uno spinello sia equivalente a fumare venti sigarette in termini di rischio di ammalarsi di tumore ai polmoni. Richard Beasley e il suo team di ricerca neozelandese del Medical Research Institute hanno arruolato 79 pazienti con diagnosi di carcinoma polmonare e hanno cercato di identificare, attraverso questionari mirati, i principali fattori di rischio, come precedenti familiari, fumo, livello professionale e sociale, consumo di alcol e cannabis.

Dopo aver identificato un gruppo di pazienti classificato come “a lunga esposizione”, i ricercatori hanno concluso che il rischio di cancro ai polmoni saliva di 5,7 volte per chi aveva fumato più di uno spinello al giorno per dieci anni o più di due spinelli al giorno per cinque anni: un aumento del rischio che restava evidente anche dopo aver tenuto conto di altre variabili, come il fumo di sigaretta. Lo scienziato neozelandese si dichiara convinto che sia in atto, negli ultimi decenni, una vera e propria “epidemia di tumore ai polmoni” causata dal consumo di cannabis e che almeno un caso di tumore ogni venti registrato in Nuova Zelanda sia direttamente provocato dagli spinelli.

Anche secondo Beasley la causa di questo maggior danno ai polmoni generato dalla cannabis è da ricercare nella sua composizione, nelle modalità di produzione e di consumo. Lo spinello non ha nessun filtro e ciò comporta il fatto che la quantità di fumo inalata risulti maggiore, come maggiore è la concentrazione di sostanze cancerogene che si depositano nelle vie respiratorie e nei polmoni. Infine, le quantità di sostanze altamente tossiche come gli idrocarburi policromatici – ricorda lo studioso – risultano quasi raddoppiate nella cannabis rispetto alla sigaretta.

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Benefici dell’epatectomia in due tempi su pazienti con cancro colorettale e metastasi del fegato su cui non è possibile effettuare la resezione

Secondo una ricerca francese, condotta presso il Centre Hepato-Biliaire dell’Hôpital Paul Brousse di Villejuif, un’epatectomia in due tempi condotta su pazienti con metastasi del fegato da cancro colorettale sulle quali non è possibile effettuare un’unica resezione, potrebbe trasformarsi in un’efficace strategia terapeutica.

Come spiegato dai medici francesi nel corso del recente simposio dell’ASCO - American Society for Clinical Oncology’s Gastrointestinal Cancers dal coordinatore dello studio – il dottor Adam – lo studio ha preso in esame, tra l’ottobre 1992 e l’ottobre 2006, cinquantuno pazienti con metastasi al fegato causate da cancro colorettale, alcuni dei quali venivano sottoposti a epatectomie in due tempi.

L’adozione di questa strategia terapeutica è cresciuta nel corso dei 14 anni di follow-up, da un 2% iniziale (dal 1992 al 1994) ad un più ampio 14% (dal 2004 al 2006).

Il 97% dei pazienti era sottoposto a chemioterapia pre-operatoria, il 77% del campione proseguiva le chemio tra le due fasi dell’epatectomia ed un 74% riceveva una chemioterapia addizionale dopo la seconda fase dell’operazione. Tra i due tempi dell’epatectomia trascorrevano in media 4,3 mesi.

Dai risultati è emerso che il tasso di mortalità dei 51 pazienti a cinque anni era del 30%, mentre per i 35 pazienti che avevano completato entrambe le fasi operatorie i tassi di sopravvivenza aumentavano fino a raggiungere un range del 57% / 39%.

Nel corso del simposio promosso dall’ASCO in collaborazione con l’American Gastroenterological Association Institute, l’American Society for Therapeutic Radiology and Oncology e la Society for Surgical Oncology, Adam ha spiegato che “verranno condotti ulteriori approfondimenti su questa tecnica operatoria che è strutturata proprio come una strategia pianificata basata sul fondamentale concetto di rigenerazione”.

martedì 5 febbraio 2008

Greco: tumori e immondizia? Una bufala

Napoli - "Non c'e' bisogno del randello della salute per guadagnare un diritto essenziale, come quello di non avere immondizia per le strade". Lo dice, a margine del convegno "Sud e sanita': una nuova questione meridionale?", organizzato a Napoli dall'Anaao-Assomed, il capo dipartimento prevenzione salute del Ministero della Salute, Donato Greco, rispondendo ad una domanda dell'Agi sul legame tra emergenza rifiuti e tutela della salute.

Greco sottolinea che proprio nel vertice di oggi tra il ministro Livia Turco e il commissario Gianni De Gennaro e' stato evidenziato come dai "dati correnti del servizio sanitario campano si e' visto che non c'e' pericolo per la salute dalle giacenze di immondizia per le strade. Rifiuti per strada e tumori, diossine e tumori, un legame diretto e' una bufala. Qualcuno ha usato il randello della salute per creare una cultura di morte. Il sindaco che usa questo genere di argomenti, impedisce la legalita' e la normalità".

sabato 2 febbraio 2008

La salute vien mangiando

Ci sono alcuni malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che, adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.


Contro la stipsi?

La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti ricchi di fibre, sostanze che il nostro organismo non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita l'espulsione delle feci.

Strettamente legato a questo processo è l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino, ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.


Contro le patologie cardiovascolari?

Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi. L'aterosclerosi, la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport, l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.

L'obesità, infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio, tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega 3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.


Per prevenire i tumori?

Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente, per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero. Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.

Scoperto un marker per la prognosi

Washington - Come nel caso della leucemia linfocitica cronica, del tumore al pancreas e di quello ai polmoni, anche per il carcinoma del colon lo schema di espressione di alcuni microRNA può avere un valore prognostico.

Lo hanno scoperto alcuni ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda grazie all'analisi del profilo di espressione di diversi microRNA (corte sequenze di ribonucleotidi non codificanti) di tessuti tumorali e non tumorali prelevati a due gruppi di pazienti: 84 in Maryland e 113 a Hong Kong. Per ora, i ricercatori hanno individuato cinque microRNA i cui profili d'espressione permettono di discriminare tra tessuti tumorali e tessuti sani e, all'interno dei primi, tra tumori caratterizzati da differenti gradi di sopravvivenza e di risposta alle terapie. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of American Medical Association.

mercoledì 30 gennaio 2008

Due gemelline inglesi protagoniste di una innovativa ricerca per offrire una speranza nella lotta alla leucemia

Si chiamano Olivia e Isabella, hanno quattro anni e sono gemelle monozigote: la speranza di una futura ed efficace terapia contro la leucemia infantile - una malattia che colpisce ogni anno solo in Gran Bretagna circa cinquecento bambini e che si rivela solitamente molto difficile da affrontare con chemioterapia e altri trattamenti - potrebbe essere nascosta proprio in loro due. I genitori delle due gemelline della cittadina di Bromley, un sobborgo di Londra, hanno accettato che le figliole partecipassero ad uno studio sulla leucemia infantile.

Il motivo? Solo Olivia ha sviluppato a circa due anni di età la leucemia, mentre la sorellina è sana. Una circostanza scientificamente rilevante visto che le due bambine sono assolutamente identiche nel patrimonio genetico. Ciò ha spinto gli scienziati del Great Ormond Street Hospital, in collaborazione con i colleghi dell’Institute of Cancer Research e quelli dell’università di Oxford, a studiare le due sorelline alla ricerca delle differenze davvero sostanziali che distinguono i due organismi al punto tale che uno si ammala di tumore e l’altro no.

La ricerca sembra aver già dato i primi frutti e i risultati sono stati pubblicati su numerosi organi di stampa internazionali e sulla prestigiosa rivista scientifica Science. Sin dalla vita intrauterina le due gemelle hanno subito una mutazione genetica non riscontrata nel DNA dei genitori, ma al momento della nascita solo nel patrimonio genetico di Olivia si è verificata una nuova mutazione che l’ha predisposta ad essere più vulnerabile al cancro. Il risultato è stato che dopo due anni la bambina si è ammalata di leucemia linfoblastica.

I ricercatori britannici hanno studiato il DNA delle piccole gemelle e in particolare hanno scoperto che a causa della prima mutazione genetica – che ha visto fondersi due geni chiamati TEL e AMIL-1 - alcune cellule staminali erano diventate pre-leucemiche: sono state proprio queste cellule ad aprire la strada alla malattia che, nella piccola Olivia, a causa della seconda mutazione si è sviluppata immediatamente. In altre parole entrambe le bambine erano maggiormente sensibili allo sviluppo della leucemia, a causa della mutazione avvenuta nell’utero, ma solo Olivia è stata così sfortunata da subire anche una seconda mutazione che ha favorito il manifestarsi della leucemia.

Oggi le gemelle stanno per compiere cinque anni, la chemioterapia ha salvato la vita di Olivia anche se ne ha inibito la crescita e un’infezione l’ha purtroppo resa cieca da un occhio. Grazie agli studi condotti su Olivia e Isabella gli scienziati sono stati in grado di individuare le cellule staminali pre-cancerose chiamate cellule killer: Mel Greaves dell’Institute of Cancer Research ha spiegato che proprio queste cellule killer risultano più resistenti alla chemioterapia tradizionale e diventeranno il target per le nuove terapie.

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venerdì 11 gennaio 2008

Cancro al seno: scoperto ruolo di una proteina

DATI DELL'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA' Bologna - Una proteina tradizionalmente associata al cancro della mammella fa impazzire le cellule sane. La scoperta di un gruppo di giovani ricercatori dell'Universita' di Bologna, pubblicata dalla rivista scientifica Journal of Clinical Investigation, una delle piu' prestigiose nel campo della medicina sperimentale, getta nuova luce sui primi passi dello sviluppo tumorale e apre la strada a nuovi approcci nella prevenzione e nella cura della malattia che ogni anno, solo in Italia, uccide undicimila donne.

La proteina "incriminata" e gia' nota si chiama "interleuchina 6": la ricerca dei giovani ricercatori bolognesi dimostra - come sottolinea la rivista - che non solo rende piu' aggressive le cellule tumorali, ma che induce anche un effetto "dottor Jekyll e mister Hyde" su quelle sane, che in sua presenza iniziano a dare segni di "pazzia" tipici del cancro. Lo studio dei ricercatori dell'Universita' di Bologna si intreccia inoltre con una delle nuove frontiere della ricerca medica oncologica, quella delle cosiddette cellule staminali tumorali: sono proprio queste ultime ad essersi mostrate sensibili all'interleuchina 6. "Le staminali sane, esposte all'interleuchina, iniziano ad assumere atteggiamenti tipici di quelle maligne - spiega Massimiliano Bonafe', 38 anni, a capo del team di ricercatori dell'Universita' di Bologna -. Cominciano a migrare, a spostarsi cioe' facendosi largo tra le altre cellule, sopravvivono in apnea, anche in ambienti poveri d'ossigeno, e tendono a crescere, contrariamente alle altre, anche in sospensione, prive di una base d'appoggio. Tutti segnali preoccupanti. Abbiamo inoltre osservato che, cosi' come le staminali del cancro, iniziano a produrre loro stesse altra interleuchina. E questo sembra rispondere ad un altro grattacapo, cui la scienza finora non aveva trovato soluzione: da dove proviene l'interleuchina in eccesso nelle pazienti con cancro al seno?".

Se si sapeva da tempo che questa proteina avesse una stretta relazione col tumore della mammella (non solo infatti si riscontra in abbondanza nelle pazienti, ma a concentrazioni piu' elevate corrispondono tumori piu' aggressivi), nessuno pero' finora era riuscito a spiegare come interagisse col tumore, e nemmeno cosa ne originasse l'eccesso. Conoscerla meglio, spiegano gli studiosi, e' importante anche perche' si tratta di una proteina che ci accompagna per tutta la vita, centrale in molti processi dell'organismo, normalmente con funzioni benefiche. "Aver trovato una prova del suo ruolo sull'innesco del tumore al seno - spiega Bonafe' - apre la strada a nuove strategie preventive e terapeutiche. Da un lato, anche in assenza di una diagnosi di tumore, l'aumento d'interleuchina potrebbe fungere da campanello d'allarme e suggerire una serie di accorgimenti preventivi al fine di scongiurare l'eventuale insorgenza del cancro. In secondo luogo, si potrebbero studiare e perfezionare farmaci o anticorpi in grado di neutralizzarne l'effetto. Nel Regno Unito ci sono gia' pazienti trattati in questo modo".

La scoperta e' frutto di un lungo e appassionato lavoro in laboratorio. Tra i ricercatori che piu' hanno contribuito alla sperimentazione Gianluca Storci, 34 anni di Bologna e Pasquale Sansone, 26, di Bari, impegnato nel secondo anno del dottorato in farmacologia e tossicologia dell'ateneo bolognese. I risultati raggiunti aprono ora nuove speranze su una malattia, il cancro al seno, che colpisce ogni anno in Italia oltre 36 mila donne (si stimano in 300 mila le donne malate, di cui 25 mila in Emilia Romagna).

martedì 8 gennaio 2008

Padri meno protetti dal tumore alla prostata

Washington - Secondo uno studio danese, gli uomini senza figli sono piu' protetti contro al cancro alla prostata rispetto ai papa'. Paradossalmente pero', tra i genitori maschi quelli che hanno piu' figli hanno una probabilita' piu' bassa di ammalarsi di questo tumore.

La ricerca guidata da Kristian Jorgensen dello Statens Serum Institut, di Copenhagen, e' apparsa sulla rivista Cancer dell'American Cancer Society. Se la paternita' possa condizionare il rischio di tumore alla prostata e' motivo di dibattito da tempo. Per redimere la controversia, i ricercatori danesi hanno analizzato i dati di tutti gli uomini inclusi nel registro demografico nazionale dal 1935 al 1988. Di questi, 3.400 hanno sviluppato il tumore alla prostata.

E' risultato che gli uomini senza figli hanno un rischio del 16 per cento piu' basso di ammalarsi, con un follow-up di 35 anni. L'analisi ha messo anche in luce che tra i padri, il rischio si riduce all'aumentare del numero dei figli, maschi o femmine che siano. Secondo gli autori della ricerca, ora servono altri studi per chiarire le ragioni biologiche, ambientali, sociali o comportamentali sottostanti a questa associazione.

Cancro alla mammella: una molecola per la prognosi

Londra - E' stata individuata nei laboratori del Campus IFOM-IEO di Milano una spia molecolare in grado di predire la prognosi del tumore alla mammella.

Si chiama NUMB ed e' in grado di regolare la proteina p53, una delle proteine fondamentali per mantenere integro il Dna e proteggere l'organismo da danni genetici che inducono il cancro. Senza NUMB, p53 non funziona piu' e il tumore ha una prognosi meno favorevole ed e' anche resistente alla chemioterapia. I ricercatori lo hanno scoperto, con una serie di esperimenti su cellule di tumore umano della mammella. Assai interessanti sono le prospettive di applicazione clinica della scoperta.

''Con NUMB - ha spiegato Pier Paolo Di Fiore, Direttore Scientifico dell'IFOM, Ordinario di Patologia Generale all'Universita' degli Studi di Milano e uno dei due autori principali dello studio - abbiamo a disposizione un nuovo biomarcatore da utilizzare come indicatore prognostico del tumore della mammella. E, con uguale se non superiore rilevanza clinica, abbiamo un nuovo 'circuito' molecolare da modulare farmacologicamente per ripristinare le condizioni di normalita'''.

L'impiego di NUMB come indicatore prognostico e' praticamente attuabile da subito: basta valutare la quantita' di NUMB presente nel tessuto prelevato dai pazienti. La ricerca e' stata pubblicata su Nature.

martedì 18 dicembre 2007

La mela promossa a pieni voti per le sue proprietà anti-cancro

Una ricerca tutta italiana promuove a pieni voti il frutto per antonomasia e conferma le sue preziose proprietà anti-cancro. Un gruppo di ricerca che ha visto riuniti studiosi dell’Istituto Mario Negri e del Cro di Aviano, dell’Istituto dei Tumori di Genova, dell’Istituto Pascale di Napoli, dell’Ospedale Regina Elena di Roma e quelli dell’Agenzia per la Ricerca sul Cancro di Lione ha preso in esame le proprietà della mela e ha concluso che senza alcun dubbio mangiarne in grandi quantità diminuisce in media del 21% il rischio di sviluppare un tumore.

Lo studio ha riesaminato precedenti ricerche condotte tra il 1991 e il 2002 che avevano coinvolto circa ottomila pazienti con diagnosi di diverse forme di cancro: le abitudini alimentari di questi pazienti oncologici sono state messe a confronto con quelle di seimila persone colpite da malattie diverse dal cancro. I risultati sono stati pubblicati sugli Annals of Oncology e dimostrerebbero che le persone che mangiano una o più mele al giorno vedono scendere del 21% il proprio rischio di ammalarsi di tumore al cavo orale, del 25% di tumore all’esofago, del 20% per quanto riguarda il cancro colo-rettale, del 18% per carcinoma mammario, del 15% di tumore alle ovaie e del 9% per il cancro prostatico.

Insomma, la mela davvero ‘toglierebbe il medico di torno’ e mostrerebbe indubbie proprietà di prevenzione di tante forme di cancro. La mela più efficace nella prevenzione dei tumori? La Renetta, seguita subito dopo da Stark Deliciuos, Granny Smith, Morgendeft, Golden Delicious, Royal Gala e infine Fuji. Il segreto della bontà delle mele risiede nelle procianidine, sostanze antiossidanti che riescono efficacemente a contrastare l’invecchiamento delle cellule, causato dai radicali liberi, e a prevenire patologie cardiovascolari e tumori.

lunedì 17 dicembre 2007

Le proprietà anticancro del luppolo della birra

Un caso di tumore su tre è causato da un’alimentazione scorretta” ha dichiarato la studiosa italiana Adriana Albini dell’Istituto Scientifico Multimedia, in occasione della presentazione di un suo recente studio. Assumere o meno precisi alimenti che possono proteggere dal cancro o, al contrario, eccedere in cibi che a lungo andare possono risultare ‘complici’ del tumore: questi atteggiamenti influenzano significativamente il rischio oncologico. La conferma arriva proprio dalla ricerca condotta dal team della Albini cha ha scoperto come la birra, ad esempio, possa rivelarsi un insospettato alleato contro il cancro. Merito di una sostanza antiossidante contenuta nel luppolo, lo xantumolo, che già in basse quantità riesce a garantire un sorprendente effetto anti-leucemia.

I ricercatori italiani hanno analizzato i numerosi flavonoidi contenuti nella pianta del luppolo e tra i tanti hanno focalizzato la loro attenzione proprio sullo xantumolo. Le sperimentazioni in laboratorio hanno mostrato, infatti, come questa sostanza sia capace di impedire la proliferazione delle cellule malate, nonché di provocare l’apoptosi (morte cellulare) delle cellule leucemiche e di interferire con le cellule endoteliali. Come spiegato dalla studiosa italiana sull’ultimo numero della rivista scientifica Cancer, il prossimo passo sarà quello di cercare di mettere a punto un farmaco a base di xantumolo che potrebbe rivelarsi davvero utile in combinazione con gli altri farmaci della chemioterapia.

venerdì 7 dicembre 2007

Amianto: 3000 morti l'anno e il peggio deve venire

Firenze - Amianto: un incubo da oltre 3.000 morti l'anno, nel solo nostro paese. "E il peggio deve ancora venire. Ci aspettiamo un picco di morti fra pochi anni". Parla il professore Pier Aldo Canessa, direttore dell'unita' operativa di pneumologia a Sarzana (La Spezia) ed esperto delle malattie legate all'amianto, al congresso dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), in corso a Firenze, presieduto da Antonio Corrado.

"Il peggio deve venire perche' - precisa Canessa - la malattia si manifesta 40 anni dopo il contatto con l'amianto. E quindi ci si aspetta, purtroppo, casi di malattia fra quanti hanno lavorato in cantieri navali, edili e in altre aree piene di amianto prima che l'Italia, nel 1992, dichiarasse stop a queste costruzioni. La Gran Bretagna e' intervenuta molti anni prima".

Il peggio deve ancora venire ma la realta' di oggi e' gia' molto drammatica. "Ogni anno in Italia - dice il professore Valerio Gennaro dell'Istituto Tumori di Genova - muoiono piu' di tremila persone che sono state in contatto con l'amianto: 1000 per mesotelioma, il tumore primario della pleura; 1500 per tumore polmonare; il resto per tumori in altre parti del corpo".

Parlando con gli esperti riuniti a Firenze al congresso dei pneumologi ospedalieri si puo' costruire una mappa delle citta' dove questa sostanza e' stata largamente usata. "Il primato - dice Canessa - e purtroppo e' un primato mondiale, per quanto riguarda i casi di mesotelioma, tumore polmonare e i decessi spetta a La Spezia, dove l'amianto e' stato largamente usato nei cantieri navali. Poi viene Genova. Largamente usato l'amianto anche a Livorno, Bari, Trieste ed altre citta' portuali, Pistoia, Prato, Casal Monferrato, in questa ultima citta' c'era l'Eternit".

In Italia vaccino per tumore all'utero

Milano - E' arrivato in Italia il vaccino preventivo per il tumore della cervice uterina.

Cervarix, messo a punto da GlaxoSmithKline, presentato questa mattina a Milano, ha dimostrato di assicurare una protezione del 100% nei confronti delle lesioni causate dai ceppi virali 16 e 18 dell'HPV. Il vaccino e' stato sviluppato espressamente per la prevenzione della forma tumorale della cervice uterina, che provoca la morte di cinque persone al giorno in Italia, e contiene l'adiuvante AS04, in grado di favorire una migliore risposta del sistema immunitario mantenendola elevata nel tempo. Un simile progresso della tecnologia farmacologica induce, dunque, ad impostare sempre piu' necessariamente, come fa notare l'oncologo Umberto Veronesi, "la lotta al tumore in una logica di prevenzione, ancorche' curativa".

Ne diviene un'imprescindibile alleata l'informazione delle donne, la consapevolezza dell'importanza del precedere, del contrastare per tempo. E, in quest'ottica, la Glaxo ha voluto far luce sull'effettivo stato di conoscenza del papilloma virus e del tumore alla cervice, nonche' dell'atteggiamento femminile nei confronti della prevenzione, incaricando la Tomorrow SWG di condurre un'indagine: sono state ascoltate, quindi, 2000 donne, di eta' compresa tra i 15 e i 54 anni.

Ne e' venuto fuori che solo il 54% effettua visite regolari dal ginecologo e solo il 43% si sottopone regolarmente al pap test, mente quasi una donna su quattro non si e' mai sottoposta ad un Pap-test, esame fondamentale per lo screening di questa forma tumorale, e la percentuale sale al 35% tra le giovani sotto i 35 anni. Le piu' attente sono le donne in coppia (senza figli o con un figlio solo), mamme e donne mature, donne in carriera e casalinghe; le meno attente sono le single, le mamme di famiglie numerose, le giovanissime, le artigiane, commercianti e libere professioniste. Il 63% delle donne non si sente informata sul tumore al collo dell'utero, il cui 25% e' rappresentato da quelle che hanno meno di 25 anni e che non hanno figli (67%).