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sabato 25 aprile 2009

Cardiopatie congenite e sport

Introduzione


La valutazione diagnostica in medicina dello sport è finalizzata alla determinazione dell'efficienza dell'apparato cardiovascolare ed alla ricerca di eventuali patologie sistemiche. Prevede, quindi, una serie di indagini che vanno dalla storia anamnestica dell'atleta fino a ricerche strumentali sofisticate, qualora quelle più semplici diano indicazioni in tal senso.

L'anamnesi è il primo passo: dalla semplice valutazione della storia familiare ed individuale molte volte ci si indirizza verso indagini precise. L'esame obiettivo generale e cardiovascolare è volto a stabilire la totale integrità del soggetto in esame. Gli esami strumentali prevedono, di routine, ECG di base, ECG dopo sforzo (scalino con calcolo dell'IRI e/o ergometria); qualora dall'esame obiettivo cardiaco o da quello strumentale di base, risultasse un sospetto o una patologia in atto si farà ricorso ad altre indagini che, a seconda dei casi, comprenderanno lo studio ecocardiografico (Ecocardiografia), il monitoraggio secondo Holter o i più complessi studi sui potenziali tardivi ventricolari (PTV) con l'elettrocardiografia ad alta risoluzione, il Tilting Test e lo studio elettrofisiologico transesofageo o intracavitario. L'Italia possiede una delle legislazioni più avanzate per la tutela sanitaria delle attività sportive che obbliga l'atleta a sottoporsi ad un esame medico di idoneità quando questi voglia svolgere un'attività agonistica.

La visita di idoneità, effettuata su individui presunti sani sani, svela molte volte patologie inaspettate e, allo stato attuale, rimane ancora l'unico metodo preventivo per la salute di giovani individui, che spesso effettuano la prima vera visita medica proprio in questa occasione.

Classificazione delle cardiopatie congenite


Una classificazione molto generica divide le più comuni forme patologiche in semplici e complesse. Le prime sono ulteriormente suddivisibili in:
  1. forme con iperafflusso polmonare per shunt dalla parte sinistra cardiaca a quella destra (Difetti interatriali, Difetti interventricolari, Pervietà Dotto Arterioso di Botallo)
  2. forme con ostruzione all'efflusso (stenosi aortica, stenosi polmonare, coartazione aortica).
Nelle seconde sono comprese la Tetralogia di Fallot e la Trasposizione dei grossi vasi. L'epidemiologia varia tra 6,3% e 8,2% dei nati vivi. L'eziologia è imputabile a diverse cause che riportiamo schematicamente:
  • Malattie infettive contratte dalla gestante nel I trimestre di gravidanza (ad esempio il virus della rosolia ha spiccato tropismo per il muscolo cardiaco).
  • Anomalie cromosomiche.
  • Età materna 35 anni.
  • Fattori ambientali nocivi.
  • Esposizione a radiazioni ionizzanti o assunzione di farmaci nel I trimestre di gravidanza.
  • Familiarità.

Cardiopatie con iperaflusso


Difetti Interatriali (DIA)

  • ostium secundum (il difetto è nella parte alta del setto);
  • ostium primum (il difetto è nella parte centrale);
  • seno venoso (difetto è in prossimità dello sbocco della vena cava superiore);
  • atrio comune (formazione di una camera unica atriale, forma estremamente rara).
Si possono osservare forme lievi (quasi sempre asintomatiche), forme complesse(caratterizzate da rallentato sviluppo fisico e da frequenti infezioni delle vie aeree; possono arrivare allo scompenso cardiaco vero e proprio e ad una vasculopatia ipertensiva polmonare), forme particolari[atrio comune, S.di Lutembacher (DIA e stenosi mitralica), Cor Triatriatum]. L'elemento fisiopatologico comune è lo shunt da sinistra a destra, per una maggiore compliance ed una minore pressione dell'atrio destro. All'obiettività cardiovascolare si repertano: vivace pulsatilità epigastrica, soffio sistolico nel II -III spazio intercostale sinistro, sdoppiamento fisso del

II tono, rumore mesodiastolico al bordo inferiore sinistro (da aumentato flusso attraverso la valvola tricuspide). La diagnostica strumentale mostra: ECG con blocco di branca destra incompleto e segni di ipertrofia destra; Rx toracico con aumentate dimensioni del cuore destro, dilatazione dell'arteria polmonare, iperafflusso al piccolo circolo; Ecocardiografia con dilatazione del ventricolo destro e dell'arteria polmonare; Eco Color Doppler con flusso da sinistra a destra. Le indicazioni per l'idoneità sportiva sono le seguenti:
  1. ostium secundum e seno venoso: con le forme lievi si può praticare qualsiasi attività sportiva, ad eccezione delle attività subacquee (per il rischio di embolia paradossa); è però richiesto l'ECG Holter con una seduta di allenamento, vista la non rara associazione con aritmie; le forme "ampie", dopo 6 mesi dalla correzione chirurgica, vanno rivalutate con ECG, ECO Color Doppler, Rx, Prova da sforzo, Holter: si opterà per un criterio di NON IDONEITA' per quelle con residua ipertensione polmonare e/o con aritmie;

  2. ostium primum: nelle rare forme minori, dopo ECG, ECO Color Doppler, Rx, Prova da sforzo, Holter, si potrà concedere l'idoneità solo per sport a minimo impegno cardiovascolare; nelle restanti forme, dopo 6 mesi dalla correzione chirurgica e dopo nuove valutazioni strumentali, si può concedere idoneità per gli sport a minimo e moderato impegno cardiovascolare. La valutazione va però sempre effettuata in centri cardiologici specializzati.
Difetti Interventricolari (DIV)
Il difetto, consistente nella incompleta chiusura del setto interventricolare, può localizzarsi in tre punti:
  • al di sotto delle valvole polmonare ed aortica;
  • nella porzione membranosa del setto;
  • nella porzione muscolare.
Distinguiamo una forma isolata (tende a chiudersi spontaneamente entro il terzo anno di vita o più raramente tra i 10-12 anni) ed una associata ad altre malformazioni cardiache (stenosi dell'arteria polmonare, atresie valvolari). Clinicamente si osservano:
  1. DIV piccolissimi (Morbo di Roger: differenza pressoria tra i due ventricoli, minimo flusso sistolico per le piccole dimensioni del difetto, importante rumore olosistolico, aspro, irradiato a sbarra sul precordio);
  2. DIV sufficientemente ampi: danno iperafflusso polmonare;
  3. DIV ampi: danno infezioni polmonari ricorrenti con rallentato sviluppo fisico.
Dal punto di vista fisiopatologico si assiste, nelle fasi iniziali, all'uguaglianza di pressione nei due ventricoli. Il persistere dello shunt ampio, da sinistra a destra, causa un incremento della pressione polmonare con susseguente inversione del flusso da destra a sinistra e stasi di sangue che può portare allo scompenso cardiaco (S. di Eisemnerger).

I reperti auscultatori possono essere: un soffio olosistolico (mesocardico, a sinistra dello sterno, nel III e IV spazio intercostale), un "fremito" sistolico (nella zona parasternale inferiore sinistra), uno sdoppiamento fisso del II tono. Le indagini diagnostiche prevedono l'ECG, la radiografia del torace, l'ecocardiografia, l'eco color doppler. Per quel che concerne l'idoneità sportiva:
  1. il DIV piccolissimo, purché non associato ad altre malformazioni, non controindica alcuna attività;

  2. I DIV medio-ampi corretti chirurgicamente, a sei mesi dall'intervento vanno valutati con i vari esami strumentali. Non verrà concessa l'idoneità in caso di DIV residui, persistenza di ipertensione polmonare, alterata funzionalità e dimensione del ventricolo sinistro. Se le indagini effettuate mostrano normalità dei vari parametri anatomici e funzionali, l'idoneità potrà essere concessa per tutte le attività sportive.
Pervietà del dotto arterioso di Botallo
Caratterizzato dalla mancata obliterazione di quel canale vascolare, chiamato appunto dotto di Botallo, che durante la vita fetale collega l'arteria polmonare all'aorta. In questi casi accade, che dopo la nascita, parte del sangue arterioso destinato alla periferia refluisce, attraverso il dotto suddetto, nell'arteria polmonare con iperafflusso polmonare e conseguente sovraccarico del ventricolo sinistro. Distinguiamo:Obiettivamente è possibile rilevare un caratteristico soffio continuo, aspro, “di locomotiva”, detto soffio di Gibson e localizzato spesso nel II spazio intercostale sinistro con irradiazione alla clavicola omolaterale. Nella valutazione strumentale, le forme lievi non danno segno di sé all'ECG, quelle più importanti possono determinare un quadro di sovraccarico ventricolare sinistro; all'Ecocardiogramma si osservano: ingrandimento del ventricolo sinistro, dilatazione dell'arteria polmonare (se si stabilisce un quadro di ipertensione polmonare), dilatazione dell'arco aortico. Per quel che concerne l'idoneità sportiva:
  1. il PDA lieve non controindica alcun tipo di attività.
  2. Le forme ampie, dopo correzione, a 6 mesi dall'intervento, devono essere valutate con ECG, Rx, Eco Doppler e prova da sforzo massimale. In assenza di segni di impegno ventricolare, di ipertensione polmonare e con una normale funzionalità cardiaca, potrà essere concessa l'idoneità per qualsiasi attività sportiva.
Cardiopatie con ostruzione all'efflusso

Coartazione aortica

Detta anche stenosi istmica dell'aorta in quanto il restringimento si presenta in prossimità dell'istmo (porzione di transito tra l'arco aortico e la porzione discendente dell'aorta), dopo l'arteria succlavia di sinistra. In relazione alla sua posizione rispetto al dotto di Botallo, si distingue una forma pre-duttale, duttale, post-duttale. Nel caso di ostruzione importante l'aumentata impedenza aortica fa sì che, alla lunga, il ventricolo sinistro non sia in grado di sopportare le resistenze così modificate, tanto da arrivare ad un quadro di insufficienza ventricolare prima e di edema polmonare più avanti. Nelle forme ostruttive meno importanti il miocardio compensa determinando, comunque, un ipertrofia del cuore sinistro. Possiamo riscontrare:
  • forme lievi per lo più asintomatiche;
  • forme gravi caratterizzate da manifestazioni di insufficienza ventricolare sinistra, ipertensione agli arti superiori contrastante con l'ipotensione agli arti inferiori, arterie collaterali pulsanti (palpabili agli spazi intercostali).
L'obiettività cardiaca mostra soffio sistolico sul precordio e nella regione paravertebrale di sinistra, asfigmia o iposfigmia delle arterie femorali. All'ECG si evidenziano segni di ipertrofia ventricolare sinistra; l'esame radiografico del torace mostra l'incisura aortica che assume il caratteristico segno del 3, l'Ecocardiografia dirime ogni dubbio definendoci sede ed entità della coartazione.
Le forme minime, caratterizzate da gradiente pressorio pre e post ostruzione <> 25 mmHg, con associati i segni clinici già citati, controindicano qualsiasi tipo di attività, richiedendo il più delle volte correzione chirurgica. Dopo questa e nel rispetto dei criteri visti per le forme lievi, si potrà partecipare ad attività sportive che non comportino impegno pressorio.

Stenosi aortica
Patologia generalmente ascrivibile a malformazioni dei lembi valvolari o delle zone vicine alla valvola aortica. Distinguiamo infatti, in base alla sede:
  • una forma valvolare, la valvola può presentare una o due cuspidi;
  • una forma sottovalvolare, la stenosi si trova a 1-2 cm dall'anello valvolare;
  • una forma sopravalvolare, il restringimento è posizionato nella porzione iniziale dell'aorta ascendente.
Le cause che possono determinarla sono di tipo infettivo nel periodo fetale o genetiche. L'ostacolato svuotamento ventricolare sinistro determina progressivamente aumento della pressione atriale sinistra con aumento pressorio anche nel circolo polmonare. L'ipertrofia ventricolare sinistra, che ne consegue, determina modificate necessità di ossigeno da parte del miocardio, condizione, questa, che contrasta con la ridotta disponibilità dello stesso. Questo fenomeno è spesso causa di episodi di angina sotto sforzo. E' importante valutare il gradiente pressorio trans-stenotico in base al quale abbiamo stenosi lievi (<25mmhg),>80mmHg).

Le forme lievi possono decorrere asintomatiche per decenni, in seguito possono comparire episodi di stancabilità, dispnea, angina. Le forme gravi portano a morte improvvisa oppure possono estrinsecarsi nella S. di Williams (facies elfica, ritardo mentale, alterazioni scheletriche e dentarie, ernie inguinali). L'obiettività cardiaca mostra un "itto ipercinetico", fremito sistolico (al giugulo e alle carotidi), sdoppiamento fisso del II tono, click protodiastolico. La diagnosi strumentale può essere fatta con l'ECG, che mostra segni di ipertrofia sinistra; con l'Ecocardiografia, che evidenzia le anomalie anatomiche e di flusso; con la radiografia toracica, che mostra la cardiomegalia; con il cataterismo cardiaco, che permette di valutare il gradiente pressorio. I soggetti con stenosi minima o bicuspidia possono essere ritenuti idonei a qualsiasi attività, purché non presentino anomalie all' ECG di base e dopo sforzo, all'Ecocardiogramma, all'Rx toracico, all'ECG secondo Holter. Le forme moderate e severe controindicano qualsiasi attività sportiva agonistica. Le forme valvolari corrette con valvuloplastica con buon esito, potranno essere prese in considerazione per attività ad impegno cardiovascolare minimo. Per le forme stenotiche sottovalvolari non operate, con gradiente pressorio <>20mmHg, anomalie ventricolari sinistre, insufficienza valvolare importante, anormale incremento pressorio sottosforzo, alterazioni del tratto ST, aritmie. Le forme sopravalvolari richiedono maggiore cautela, vista la possibilità di alterazione della circolazione coronarica.


Stenosi polmonare

Generalmente è caratterizzata dalla presenza di una membrana cupoliforme, in cui è possibile riconoscere le cuspidi valvolari fuse ed ispessite, pervia al centro. Ci sono forme in cui il restringimento può verificarsi in sede valvolare, sopravalvolare, sottovalvolare. Esistono forme valvolari isolate e complesse. Le prime, in base al gradiente pressorio (tra la zona pre e post stenotica), vengono ulteriormente suddivise in lievi (<30>50 mmHg).Clinicamente le forme lievi decorrono in maniera asintomatica; le forme gravi possono dare scompenso cardiaco già nei primi mesi di vita, cianosi periferica (dovuta alla ridotta gittata e all'aumentata estrazione di ossigeno dai tessuti), cianosi centrale (se presente forame ovale pervio, shunt da destra a sinistra), facies tondeggiante, vene giugulari pulsanti. L'obiettività cardiaca mostra un I tono seguito da un click, II tono sdoppiato, intenso soffio sistolico eiettivo sul focolaio polmonare.

L'ECG, normale nelle forme lievi, nei casi più gravi mostra una deviazione assiale destra; l'Rx toracico mostra una dilatazione del ventricolo e dell'atrio destro; l'Ecocardiografia con color doppler serve a valutare la dinamica dei flussi; il cateterismo cardiaco, quando i precedenti esami non diano risultati significativi, può mostrare l'effetto Venturi (differenza di pressione sistolica tra ventricolo destro e arteria polmonare). Nelle forme lievi è consentita qualsiasi attività sportiva, purché risulti normale la capacità funzionale misurata con prova da sforzo massimale. Nelle forme moderate si può svolgere attività agonistica a minimo impegno cardiovascolare. Nelle forme severe si fa divieto assoluto alla pratica sportiva prima della correzione chirurgica: trascorsi 6 mesi dall'intervento si può concedere l'idoneità per qualsiasi tipo di attività sportiva, se vengono rispettati i seguenti criteri:
  • intervento non eseguito per via ventricolotomica;
  • gradiente pressorio <30>
  • insufficienza polmonare lieve;
  • buona funzione ventricolare destra.
Le forme complesse quali: stenosi polmonare infudibolare isolata, stenosi dei rami dell'arteria polmonare, stenosi polmonare e DIA, agenesia o ipoplasia delle cuspidi valvolari, atresia della polmonare con setto interatriale con forame ovale pervio e setto interventricolare integro, vanno valutate singolarmente.

Tetralogia di Fallot
Cardiopatia congenita cianogena caratterizzata da quattro elementi anatomici:
  1. stenosi infundibolare o valvolare polmonare;
  2. DIV;
  3. destroposizione aortica;
  4. ipertrofia ventricolare destra.
Fisiopatologicamente distinguiamo un Fallot blu (shunt da destra a sinistra e conseguente riduzione del flusso polmonare) e un Fallot rosa (shunt da sinistra a destra e iperafflusso polmonare, acianogeno). La riduzione del flusso a livello dei polmoni è responsabile dell'ipossia tissutale con aumento della glicolisi anaerobia, produzione di acido lattico ed acidosi metabolica.

La sintomatologia è caratterizzata, sin dai primi mesi di vita, da dispnea, difetto di accrescimento corporeo, ippocratismo digitale, dita a bacchetta di tamburo, ricorso alla posizione di squatting dopo sforzi fisici anche leggeri. Gli eventi più temibili sono le crisi anossiche o asfittiche. L'esame obiettivo cardiovascolare evidenzia un soffio sistolico eiettivo sul terzo spazio intercostale sinistro con rinforzo del I tono. Gli esami strumentali mostrano le seguenti anomalie: l'ECG evidenzia segni di ipertrofia ventricolare destra, onda R elevata in V1, mentre in V2 si osserva aspetto RS; l'Rx toracico mostra dilatazione del cuore destro e povertà del disegno polmonare; l'Ecocardiografia in color doppler mostra le anomalie anatomiche e di flusso. Allo stato attuale l'idoneità è improponibile prima dell'intervento correttivo chirurgico, oggi effettuato in età sempre più precoce, e comunque anche in questi casi è improponibile la concessione della stessa per attività agonistiche.

Trasposizione dei grossi vasi
Anomala connessione tra ventricoli e grossi vasi:
  • aorta nasce dal ventricolo di destra;
  • arteria polmonare nasce dal ventricolo di sinistra.
Tutto ciò è causa di un'anomala circolazione a circuiti separati, per cui il ritorno venoso sistemico viene immesso in aorta e il sangue ossigenato, immesso nel cuore di sinistra, ritorna ai polmoni attraverso le arterie polmonari. La sopravvivenza in questi rari casi è dovuta alla persistenza del dotto di Botallo pervio o alla presenza di DIA o DIV, che consentono il mescolamento del sangue.

Clinicamente i pazienti presentano cianosi alla nascita, difetto di accrescimento corporeo, scompenso cardiaco. L'esame obiettivo palesa un II tono più forte del normale, oltre ad altri rumori aggiunti. L'ECG mostra segni di ipertrofia del ventricolo sinistro, l'Rx del torace mostra un cuore globoso, a forma di uovo. Il nostro sistema legislativo preclude l'attività agonistica ad individui con malformazioni cardiache complesse anche se trattati chirurgicamente.

Rientrano in queste, oltre a quella succitata, le seguenti patologie: atresia della tricuspide, atresia della polmonare, ventricolo destro a doppia uscita, ventricolo unico, "canale atrioventricolare", malformazione di Ebstein, origine anomala delle coronarie, sindrome di Marfan, sindrome di Ehlers-Danlos.

Obesità aiuta a sopravvivere a infarto e ictus

Nonostante gli obesi corrano un rischio piu' elevato di sviluppare patologie, come quelle cardiovascolari e il diabete, hanno pero' una maggiore probabilita' di sopravvivere a un grave infarto o a un grave ictus conseguente a queste malattie. A spiegarne il perche' e' stato un gruppo di ricercatori dell'Universita' dell'Illinois in uno studio pubblicato sulla rivista Endocrinology.

"Il tessuto grasso e' veramente complesso e attivo, e ha importanti funzioni che vanno al di la' del fornire energia e isolare dal freddo", ha spiegato Gregory Freund, che con Christina Sherry ha condotto la ricerca. "Ora sappiamo che la leptina, un ormone secreto dal tessuto adiposo - ha aggiunto - ha un ruolo nella regolazione del sistema immunitario. Se esponiamo dei topi a uno stato di ipossia, simulando un evento come un infarto, la leptina stimola il sistema immunitario a un aumento della produzione di una molecola anti-infiammatoria, l'antagonista del recettore per l'interleuchina-1 (IL-1RA)".

Lavorando sui topi, i ricercatori hanno concluso che i macrofagi presenti nell'organismo di animali alimentati con una dieta molto ricca di grassi producono molta piu' IL-1RA perche' vivono in un ambiente significativamente piu' ricco di leptina: l'obesita' puo' essere vista come uno stato di iperleptinemia. E a riprova del fatto, somministrando a topi non obesi iniezioni di leptina dopo l'induzione di ipossia, il loro recupero e' apparso tre volte piu' rapido. "Siamo stati in grado di dimostrare che, attraverso svariati meccanismi, nell'obesita' si determina un significativo aumento di IL-1RA, e le persone obese hanno sei volte piu' IL-1RA circolante, cosa che aiuta il recupero delle parti dell'organismo colpite da ipossia", ha concluso Sherry.

Secondo i ricercatori, fermo restando il fatto che e' importante indurre le persone a mantenere un peso corretto, "una volta che un problema di salute si e' posto, ci sono alcune condizioni in cui le persone obese hanno una prognosi migliore, ed e' legittimo quindi porsi la domanda sul modo in cui andrebbe affrontato il problema dell'eccesso di peso in queste persone".

martedì 18 marzo 2008

Sale l’incidenza delle malattie cardiovascolari tra i giovani

Uno studio condotto presso l’Università della Columbia e la Mayo Clinc ha messo in luce il pericoloso trend che si sta registrando in questi ultimi anni. Sembra, infatti, che un numero sempre maggiore di giovani trentenni e quarantenni soffra di patologie cardiovascolari, molto spesso senza nemmeno esserne consapevoli. I ricercatori statunitensi hanno analizzato post-mortem lo stato di salute delle coronarie di 425 persone che erano decedute nello stato del Minnesota per cause non naturali (suicidio, omicidio, incidente) tra il 1981 e il 2004. Complessivamente, l’83% delle persone mostrava un disturbo coronario e l’8,2% una patologia cardiovascolare grave.

I risultati di questo studio, pubblicati sugli Archives of Internal Medicine, hanno evidenziato come fino al 1995 si registrasse un declino dell’incidenza delle patologie cardiovascolari per raggiungere nel 2000 il massimo dell’incidenza. Un trend in netto aumento che da quel momento non si è mai fermato.

Anche l’epidemiologo Simon Capewell dell’Università di Liverpool ha recentemente condotto un’indagine per monitorare l’incidenza delle malattie cardiovascolari tra i giovani. Negli Stati Uniti, in Australia e nel Regno Unito, da un lato, si osserva un declino del tasso di mortalità tra le persone più in avanti con l’età ma, dall’altro, nella fascia di età tra i 35 e i 54 anni questo indice di mortalità cardiovascolare sta salendo negli ultimi decenni.

Gli esperti ipotizzano che giochino un ruolo fondamentale lo stile di vita e le scorrette abitudini: troppi alcolici, sigarette, una cronica sedentarietà e un regime alimentare ipercalorico e ricco di grassi.

Bere tè protegge le arterie, soprattutto quelle delle donne

Proteggere le arterie e il sistema cardiovascolare bevendo un buon tè: questo il consiglio dei ricercatori dell’Istituto Nazionale per le Ricerche Mediche francese che hanno analizzato con un apparecchio a ultrasuoni le placche carotidee di 2.613 uomini e 3.984 donne con, in media, 73 anni.

Gli studiosi d’Oltralpe hanno comparato i risultati di questi test con le risposte fornite dai volontari in alcuni questionari relativi al consumo di tè e di altre bevande, nonché alle proprie abitudini alimentari, alla storia medica personale e familiare e allo stile di vita.

Il responsabile dello studio, il dottor Mahmoud Zureik, ha spiegato sul numero di febbraio della pubblicazione scientifica Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology che, al termine dell’esame di dati e questionari, è emerso che le placche carotidee erano evidenti nel 44% del campione femminile non-bevitore di tè, nel 42,5% di donne che riferivano di bere una o due tazze di tè a giorno e solo nel 33,7% di quelle che bevevano più di tre tazze giornaliere.

Il collegamento tra una minore incidenza delle placche carotidee e un maggiore consumo giornaliero di tè risultava essere indipendente da ogni altro fattore relativo allo stile di vita e alimentare, all’età, a precedenti problemi cardiovascolari, al livello di educazione e al luogo di residenza. “Non abbiamo, invece, riscontrato alcun beneficio nei soggetti di sesso maschile”, spiega Zureik. Ed è proprio su questa bizzarra disparità che i ricercatori intendono proseguire le proprie indagini.

La salute vien mangiando

Ci sono alcuni malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che, adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.


Contro la stipsi?

La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti ricchi di fibre, sostanze che il nostro organismo non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita l'espulsione delle feci.

Strettamente legato a questo processo è l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino, ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.


Contro le patologie cardiovascolari?

Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi. L'aterosclerosi, la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport, l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.

L'obesità, infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio, tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega 3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.


Per prevenire i tumori?

Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente, per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero. Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.

Infarto: ricercatori italiani scoprono mutazioni responsabili

Verona - C'e' la mutazione di alcuni geni specifici dietro il rischio di infarto. In particolare si tratta di una serie di geni protrombotici, responsabili cioe' del processo di coagulazione, che se alterati espongono i soggetti portatori ad un elevato rischio di infarto del miocardio. Lo rivela uno studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista PLoS ONE, e' stato realizzato dall'equipe del professor Roberto Corrocher, direttore di Medicina Interna del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'ateneo veronese, con il contributo dei colleghi di Genetica Medica della Facolta' di Medicina e del professor Francesco Bernardi dell'Universita' di Ferrara.

L'originalita' del lavoro consiste nell'aver indagato gli effetti combinati dell'alterazione (polimorfismi) di una serie di geni normalmente codificati per le proteine della coagulazione. Studi precedenti si erano infatti concentrati solo sullo studio di singole mutazioni di singoli geni. Lo studio ha dimostrato che il rischio di infarto e' tanto maggiore quanto piu' alto e' il numero dei geni protrombotici alterati presenti nello stesso individuo, arrivando a raggiungere, nella situazione piu' sfavorevole, un incremento del rischio fino a sei volte maggiore.

La ricerca, nell'arco di cinque anni, ha sottoposto ad esame 804 soggetti, 489 dei quali con severa malattia coronarica, comprovata per via angiografica, i restanti con coronarie sane. Di questi 489, 307 erano infartuati, 182 senza episodi di infarto al miocardio. Lo studio ha dimostrato come con l'aumentare del numero di geni sfavorevoli aumentasse linearmente anche il rischio di infarto. Rispetto a soggetti con 3-7 geni alterati, quelli con un numero minore di 2 presentavano un rischio diminuito, mentre in quelli con un numero di geni alterati maggiore di 7 si e' riscontrato un corrispettivo aumento del rischio. Partendo dalla pratica clinica per cui, nonostante la presenza di documentata disfunzione coronarica avanzata, solo un sottoinsieme di pazienti sviluppa un infarto acuto durante il loro corso della vita, lo studio ha inteso spiegare le ragioni di questa suscettibilita' all'infarto a partire dalle differenze individuali, ancora poco conosciute.

La ricerca e' di particolare rilievo non solo per una maggiore conoscenza dei meccanismi che determinano l'infarto, ma potra' avere sviluppi sia per la prevenzione che per la cura. Infatti e' possibile ipotizzare l'individuazione in via preventiva dei soggetti particolarmente a rischio di infarto sporadico. In un prossimo futuro questa nuova scoperta potrebbe infine portare alla realizzazione di misure terapeutiche preventive e ''personalizzate'' attraverso studi di farmaco-genomica. La ricerca si e' svolta nell'ambito del piu' ampio progetto ''Verona Heart Study'' cui l'equipe guidata dal professor Corrocher lavora da 12 anni. Un progetto che, grazie al finanziamento del MIUR, della Regione Veneto e della Fondazione Cariverona, studia le interazioni tra fattori ambientali e corredo genetico individuale nell'insorgere delle malattie cardiovascolari. Proprio nell'ambito di questo progetto, qualche mese fa lo stesso gruppo aveva individuato il gene dell'infarto familiare e dell'aterosclerosi precoce. Dopo due anni di collaborazione con il dipartimento di Molecular Cardiology & Cardiovascular Genetics dell'Universita' di Cleveland, l'equipe veronese aveva dimostrato la presenza esclusiva di una variante del cromosoma 1 nei pazienti affetti da infarto miocardio di tipo familiare.

martedì 5 febbraio 2008

Triplicati attacchi di cuore durante i mondiali

Boston - Guardare la squadra del cuore mentre gioca la partita del mondiale può davvero far male al cuore. Lo stress emotivo che genera il tifo arriva a triplicare il rischio di essere colpiti da un attacco o altri problemi cardiaci.

La conferma viene da uno studio apparso sul New England Journal of Medicine condotto dalla Ludwig-Maximilians University di Monaco di Baviera. I ricercatori hanno analizzato tutti i casi di infarto, aritmie, problemi alle coronarie e dolori toracici trattai al pronto soccorso degli ospedali della zona attorno Monaco durante i Campionati mondiali di calcio del 2006, nei giorni in cui ha giocato la Germania e in quelli in cui hanno giocato squadre di altre nazioni. Il confronto con gli stessi periodi del 2003 e del 2005, in cui non erano state giocate partite di calcio, ha messo in luce che il tifo può portare all'ospedale, soprattutto se la partita è molto combattuta e se chi la guarda ha già qualche acciacco alle coronarie.

In tutto il periodo dei Mondiali, ben 4.279 tedeschi sono ricorsi al pronto soccorso per problemi cardiaci: ma nei giorni in cui ha giocato la Germania, durante il match e nelle due ore successive, gli eventi cardiovascolari acuti trattati sono stati molto più numerosi, soprattutto negli uomini. Doppio è risultato il rischio di avere un attacco cardiaco o comunque un serio problema cardiaco nei giorni in cui giocava la nazionale tedesca. Analizzando il sesso delle persone colpite, si è visto che quando la Germania scendeva in campo, per gli uomini il rischio era oltre tre volte più elevato, mentre per le donne, saliva 'solo' dell'82 per cento. Il numero più elevato di interventi di pronto soccorso per problemi cardiaci si è registrato il 30 giugno, quando la Germania ha battuto l'Argentina in una drammatica partita dei quarti di finale decisa ai rigori. Mentre di poco inferiore sono stati gli interventi in concomitanza con la partita successiva, la semifinale che la nazionale tedesca ha perso contro l'Italia.

Viceversa, in occasione della partita con il Portogallo per il terzo posto, vinta dai tedeschi 3 a 1, meno combattuta e meno importante, non è stato registrato alcun aumento di casi di infarto o problemi cardiaci. Non sembra tanto importante per il cuore dei tifosi l'esito del match, cioé la vittoria o la sconfitta della propria squadra, quanto piuttosto la tensione e l'eccitamento che si provano guardando la partita, che si innalzano quando il match è molto combattuto, drammatico, caratterizzato da colpi di scena, fasi concitate o ad elevata suspense, come rigori o la serie di rigori finale che decidono una partita finita in parità.

sabato 2 febbraio 2008

La salute vien mangiando

Ci sono alcuni malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che, adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.


Contro la stipsi?

La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti ricchi di fibre, sostanze che il nostro organismo non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita l'espulsione delle feci.

Strettamente legato a questo processo è l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino, ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.


Contro le patologie cardiovascolari?

Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi. L'aterosclerosi, la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport, l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.

L'obesità, infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio, tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega 3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.


Per prevenire i tumori?

Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente, per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero. Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.

martedì 27 novembre 2007

Defibrillazione salvavita nell'arresto cardiaco

Il 16° congresso nazionale del GIEC ( Gruppo per l' intervento nelle emergenze cardiologiche), presieduto dal prof. Francesco Fedele, svoltosi a Roma, è stato dedicato alle problematiche relative alle emergenze-urgenze cardiovascolari ed al loro approccio diagnostico-terapeutico in ambito extraospedaliero.

Il primo simposio del suddetto congresso ha esaminato compiutamente il tema della morte improvvisa cardiaca, un evento drammatico e sconvolgente, la cui eziologia identifica molteplici cause ed i "meccanismi scatenanti". Meccanismi ascrivibili, in particolare, a malattie cardiache (lesioni coronariche diffuse, cardiomiopatia dilatativa idiopatica, cardiomiopatia ipertrofica, cardiopatia ipertensiva, prolasso della valvola mitrale, cardiopatie congenite, alcol e droghe, ipokaliemia, uso di certi farmaci). A proposito di farmaci, risulta che quelli maggiormente responsabili di aritmie fatali sono proprio quelli antiaritmici nonché alcuni antibiotici.

Che cosa fare per contrastare la morte improvvisa cardiaca? La prima opzione sociale è quella della prevenzione, la quale, in via primaria, deve riguardare il controllo dell' apparato cardiovascolare e la lotta contro i fattori di rischio, che sono ben noti ed identificati (colesterolo alto, ipertensione, sedentarietà, obesità, valori glicemici predisponenti al diabete, stress psicofisici rilevanti). La vita di ogni essere umano va quindi riportata a comportamenti cosiddetti "virtuosi" o, quanto meno, razionali e sono questi comportamenti che risultano idonei a contrastare la morte improvvisa o, comunque, gravi eventi cardiovascolari, come l' infarto acuto del miocardio.

In materia, poi, di prevenzione secondaria, nella quale si trovano i cardiopatici, occorre affidarsi ad un accurato monitoraggio cardiologico e seguire con attenzione le prescrizioni terapeutiche necessarie, che devono essere attuate per tutta la vita. L'uso appropriato della telecardiologia può essere molto utile ai fini del monitoraggio delle condizioni del cuore e dei parametri biologici essenziali e produrre un miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

L'unico rimedio che in caso di arresto cardiaco può salvare la vita del paziente è la defibrillazione tempestiva a mezzo del defibrillatore, che può essere automatico o semiautomatico. Una procedura che può essere validamente eseguita, all' occorrenza, anche in ambiente extraospedaliero da parte di persone che siano addestrate all' uso del defibrillatore, ma anche esperte in rianimazione cardiopolmonare che può precedere, nel giro di secondi, la procedura dello shock elettrico. Peraltro –è stato precisato al congresso Giec- il tempo d'intervento con la suddetta procedura defibrillatoria è stato ridotto a cinque minuti rispetto agli otto-dieci indicati in precedenza. Insomma se non si arriva sul luogo dell' evento in cinque minuti, l'uso del defibrillatore appare del tutto inutile ed inidoneo a salvare la vita.

E' stata quindi rilevata la necessità di una estensione dell' uso dei defibrillatori attraverso l'organizzazione di reti territoriali preposte al trattamento dell' arresto cardiaco in ambito extraospedaliero. L' uso della defibrillazione consegue all'esigenza di definire precisi criteri per la "collocazione strategica" dei dispositivi nei siti a più alta densità di gente e potenzialmente ad elevata incidenza di arresto cardiaco sul territorio.

Va precisato a tale riguardo che la Camera dei deputati approvò, in un testo unificato, il 19 aprile scorso una legge contenente nuove norme sull' utilizzo dei defibrillatori in ambienti extraospedalieri, legge che, in seconda lettura, dev' essere definitivamente approvata, salvo ulteriori modifiche, dal Senato, dove si trova attualmente all'esame della Commissione Igiene e Sanità ed il cui relatore è il Sen. Antonio Tommasini ( atto Senato numero 1517 ).

Sale quindi l'"onda lunga" dei defibrillatori, dei quali non ne contestiamo l' efficacia, quanto il rilevare che non vi sono dati certi sul rapporto costo-beneficio di tale procedura. E non vi sono poi significativi dati statistici che ci dicano quante vite, nel mondo, siano state salvate dalla morte improvvisa con l'uso della defibrillazione in ambienti ospedalieri ed extraospedalieri, soprattutto in questi ultimi. Si sta addirittura ipotizzando la collocazione di defibrillatori semiautomatici in grandi condomini, istruendone all'uso alcuni residenti. Insomma si delinea un business dei dispositivi in parola con grande soddisfazione delle aziende che li producono e commercializzano. Staremo a vedere.

giovedì 18 ottobre 2007

L'aglio fa bene al cuore grazie al suo odore sgradevole

Mangiare l’aglio fa bene al cuoreNon è solo un vecchio adagio, ma una realtà scientifica passata al vaglio di un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Alabama di Birmingham che ha analizzato effetti benefici e collaterali del consumo di aglio. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) e avrebbe dimostrato inequivocabilmente che il segreto dei positivi effetti dell’aglio sulla salute cardiovascolare risiede proprio in quell’odore così pungente e fastidioso.


Gli scienziati guidati da David Kraus hanno immerso alcuni vasi sanguigni di topo in un succo di aglio battuto: in questo modo hanno osservato non solo che si registrava una riduzione dell’ispessimento dei vasi pari al 72%, ma anche che basta una leggera esposizione all’aglio o ai suoi estratti perché i globuli rossi inizino a produrre idrogeno solfito, una sostanza capace di rilassare i vasi, ad aiutare il sangue a fluire e ad abbassare la pressione.


Non vi è dubbio che l’aglio abbia interessanti proprietà rilassanti e benefiche sui vasi sanguigni e questo positivo effetto è causato dall’allicina, la sostanza che dona all’aglio e all’alito di chi lo mangia il ben noto odore sgradevole”, ha chiarito Kraus. La ricerca ha anche evidenziato come la reazione chimica che porta alla produzione di idrogeno solfito abbia luogo soprattutto sulla superficie dei globuli rossi: “la nostra scoperta conferma che l’aglio fa bene al cuore e chiarisce il motivo per cui in alcune aree del Mediterraneo e dell’Asia dove si consumano elevate quantità di aglio si registra anche la più bassa incidenza di malattie cardiovascolari” ha concluso lo studioso.