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martedì 18 marzo 2008

Sedentario un bambino su due

Roma - Due bambini su tre in eta' di asilo e uno su due in eta' scolastica possono essere definiti 'sedentari'; il dato tende a peggiorare prendendo in considerazione gli adolescenti. Sempre piu' schermi accesi tra internet, televisioni e playstation e sempre meno visi arrossati e sudati.

Questo lo spaccato dello stile di vita dei bambini italiani ottenuto grazie all'elaborazione dei dati dell'Osservatorio nutrizionale Grana Padano, che da 4 anni a questa parte, grazie alla collaborazione di FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Societa' Italiana Medicina Generale) coinvolge centinaia di Pediatri di libera scelta e Medici di medicina generale nella raccolta di dati sulla popolazione italiana. A partire dal 2007, il software utilizzato per raccogliere dati e' stato migliorato permettendo ai medici non solo di registrare le informazioni sulle abitudini alimentari ma anche quelle sullo stile di vita dei propri pazienti come lo svolgimento di attivita' fisica e il tempo trascorso in attivita' sedentarie (guardare la TV, utilizzare il PC, fare giochi elettronici); grazie a questo nuovo aggiornamento vengono inoltre rilevati oltre al peso e altezza anche la circonferenza addominale del paziente.

Per le fasce di eta' di competenza pediatrica i dati raccolti grazie ai genitori intervistati che hanno riportato il numero di ore al giorno dedicate dal/dalla loro figlio/a a TV, PC, e giochi elettronici, non sono confortanti. Il numero di bambini e ragazzi sedentari e' molto elevato: 2 su 3 nell'eta' dell'asilo e quasi uno 1 su 2 nei ragazzi piu' grandi, con tendenza a maggior sedentarieta' da parte delle femmine. Anzi, negli adolescenti il numero tende a salire ancora leggermente rispetto ai pre-adolescenti. Se si considera la fascia d'eta' dai 3 ai 10 anni, i bambini trascorrono di fronte alla TV di media 1 ora e 45 minuti, ma andando verso l'adolescenza il tempo di 'videoesposizione' aumenta sempre di piu' e oltrepassa le 2 ore.

"Lo stile di vita dei bambini/ragazzi e' definito 'sedentario' quando non viene praticato sport in orario extrascolastico per almeno due ore la settimana e gioco movimentato (che fa 'sudare') per almeno 30 minuti al giorno e 'non sedentario' quando viene praticato sport per almeno due ore la settimana e gioco movimentato per almeno un'ora al giorno", illustra Giuseppe Mele, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri.

"Dai nostri rilevamenti colpisce molto l'elevato numero di bambini sedentari, in eta' in cui non vi dovrebbero essere impedimenti al libero sfogo delle potenzialita' fisiche". Dai dati dell'Osservatorio Grana Padano risulta che il 44% dei bambini dai 3 ai 6 anni, il 31% dei bambini dai 7 ai 10 anni e il 26 % di quelli dagli 11 ai 16 anni presentano un rapporto circonferenza/altezza maggiore di 0,5, il che e' indice di obesita' viscerale anche per bambini di peso normale.

"I bambini con queste caratteristiche - spiega Claudio Maffeis, Professore Associato di Pediatria dell'Universita' di Verona - vanno monitorati con piu' attenzione perche' possono presentare con piu' frequenza fattori di rischio cardiovascolare rispetto a quelli con un rapporto vita/altezza <0.5" . L'obesita' viscerale ovvero la deposizione di grasso nell'area addominale, soprattutto in sede peri-viscerale, e' fattore di rischio importante per lo sviluppo di alterazioni metaboliche. La misura della circonferenza addominale e' correlata al grasso intra-addominale. Pertanto la misura della circonferenza addominale e' un ottimo strumento per avere una stima del grado di deposizione lipidica in area addominale anche nel bambino e nell'adolescente. All'aumentare della circonferenza addominale aumenta il rischio di avere fattori di rischio cardiovascolare.

È ora di dormire

Quando c'era Carosello era quello il termine ultimo prima che i bambini andassero a dormire. Oggi Carosello non c'è più e tocca a mamma e papà regolarsi sull'ora giusta per mettere a letto i piccoli di casa. Il sonno è un momento fondamentale della vita di una persona perché permette di recuperare le energie spese durante il giorno e prepara ad affrontare quello successivo. E questo vale per tutti, soprattutto per i bambini, che necessitano di più ore di sonno rispetto agli adulti. Se non dormono a sufficienza, infatti, possono risentirne a livello cognitivo e psicofisico, mostrando stanchezza, sonnolenza, calo di attenzione, irritabilità, inappetenza.

Posto che non è possibile stabilire un'ora giusta per mandare a letto i bambini, si può però stabilire di quante ore di sonno abbia bisogno. Fino ai 3 anni, il bambino necessita di circa 14 ore di sonno, suddividibili tra sonnellino pomeridiano e sonno notturno; tra i 4 ed i 6 anni ha bisogno di circa 12 ore, dai 7 ai 12 anni di 10 ore. Se dovesse perdere le ore di sonno notturno, non è pensabile farlo recuperare durante il pomeriggio, perché la qualità del sonno è completamente diversa, ma soprattutto non ha lo stesso effetto rigenerante.

Qualche consiglio
Tutti i bambini vogliono restare alzati oltre l'orario consentito, soprattutto se i genitori non vanno ancora a dormire. Ogni sera, quindi, ha luogo tra genitori e figli un'estenuante battaglia per andare a letto. Questo è solitamente imputabile ad abitudini che il bambino ha acquisito fin da piccolissimo. Bisogna allora educare il piccolino al giusto ritmo di sonno-veglia, spiegandogli che il sonno notturno serve a recuperare le energie spese durante il giorno e a preparasi per il giorno dopo. Ecco qualche consiglio per affrontare meglio il momento di mettere a letto il cucciolo di casa:
  1. la regolarità: è importante che il bambino vada a letto sempre allo stesso orario per mantenere una certa regolarità, altrimenti rischia di perdere il ritmo del sonno;
  2. l'atmosfera tranquilla: prima di portarlo a letto meglio proporgli qualche attività rilassante o qualche gioco tranquillo che non lo ecciti, in modo da prepararlo al sonno;
  3. i programmi televisivi: proponetegli programmi adatti a lui, nulla di particolarmente violento o che possa impressionarlo;
  4. attenzione alle bevande: proibite le bevande eccitanti, a base di cola, teina o caffeina;
  5. l'addormentamento: è un momento importante ed è fondamentale che il bambino si accorga di essere a letto per dormire; meglio quindi non portarlo a letto solo quando è già addormentato;
  6. il rito del sonno: create un piccolo rituale che gli faccia capire che è arrivato il momento di dormire: chiudete con lui le imposte, preparate il letto, fategli lavare i denti, mettetegli accanto il suo pupazzo preferito, eccetera;
  7. la compagnia: stategli accanto finché non si addormenta, riducendo man mano il tempo, ma facendogli presente che siete in un'altra stanza e che se ha bisogno di voi potrete andare subito da lui.

I benefici del latte materno per mamma e bambino

Aumentano i motivi per allattare naturalmente i proprio figli. E’ solo di pochi giorni fa la notizia che il latte materno agirebbe come antiasmatico naturale, grazie all’inevitabile passaggio di allergeni proprio durante il momento dell’allattamento.

Il latte materno nei primi sei mesi di vita è l’unico cibo necessario alla perfetta crescita del neonato, e questa è una notizia già nota. Ma sono tanti altri i benefici che derivano dall’allattamento, anche se protratto nel tempo, sia per la mamma che per il bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia per i primi sei mesi di vita l’allattamento materno esclusivo, per poi integrare il latte, nei successivi sei mesi, con alimenti complementari. Ma non è obbligatorio sospendere l’allattamento dopo i sei mesi: si può proseguire anche fino ai due anni e oltre, se questo non comporta problemi alla madre e se il bambino lo desidera in modo evidente.

Nessun alimento in natura può essere paragonato al latte, un alimento che offre al bambino tutto ciò di cui ha bisogno nei primi mesi di vita, senza avere controindicazioni o provocare effetti collaterali. È un prodotto che non necessita di preparazione, che risponde a tutte le necessità dell’organismo del bambino e che si adatta perfettamente, per composizione, temperatura, quantità e densità, alle esigenze del piccolo. In una parola, insostituibile.

E i benefici sono sia fisici che psicologici: l’allattamento soddisfa il bisogno di contatto e di appagamento dei bisogni primari, rafforzando il legame affettivo madre-figlio, garantisce al bambino l’assunzione di sostanze nutrienti (per la crescita) e di anticorpi (per rafforzare il suo sistema immunitario ‘in costruzione’) e, al tempo stesso, aiuta la madre nella delicata fase post-parto e in quella in cui l’organismo ricerca un nuovo equilibrio grazie alla produzione di ormoni che garantiscono anche una sensazione di tranquillità e serenità.

Numerose ricerche hanno anche dimostrato come allattare riduca il rischio di tumore alle ovaie e alla mammella, nonché prevenga la depressione post-parto e offra anche la possibilità di ritornare più velocemente alla ‘taglia 42’, poiché allattando si bruciano più velocemente i grassi in eccesso.

Insomma il latte materno è proprio un bene prezioso… addirittura da mettere in banca. Le donne che hanno latte in eccesso possono donarlo alle cosiddette ‘banche del latte’, veri e proprio centri di raccolta presenti per lo più all’interno degli ospedali. Attualmente in Italia le banche del latte sono ventitre, soprattutto nel Nord Italia: il latte viene sottoposto a controlli e test e poi viene offerto ai bambini, soprattutto quelli con patologie e quelli prematuri, le cui mamme non hanno il latte per poterli nutrire.

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